Internazionale si presenta «Adesso è tempo di reagire»
La manifestazione per il dodicesimo anno si terrà a Ferrara dal 5 al 7 ottobre Un filo conduttore che lega la società civile nel segno di cultura e informazione
ROMA
È tempo di reagire: questo, il filo conduttore della 12ª edizione di Internazionale a Ferrara. Dal 5 al 7 ottobre, la città sarà punto di ritrovo per i giornalisti di tutto il mondo. Ideato dal settimanale Internazionale e dal Comune, l’appuntamento è con l’informazione e l’attualità, l’economia e la letteratura, i fumetti e la fotografia per raccontare la realtà in cui viviamo da diversi punti di osservazione.
Tutto girerà intorno al tema della società civile, «chiamata a reagire – spiega Chiara Nielsen, vice direttore del settimanale e direttrice del Festival con Luisa Ciffolilli – dinanzi all’ascesa dei nuovi populismi, al ritorno di misure protezionistiche e al dilagare di posizioni xenofobe che hanno generato nel mondo un forte bisogno di risposte». Il Festival di quest’anno ha anche una cifra femminile: non solo per quel «quasi» 50% dei relatori donne ma perché «i movimenti femministi degli ultimi anni sono stati un primo esempio di questa spinta all’azione». E a loro sarà dedicato l’appuntamento di chiusura della prima giornata del festival, con Marta Dillon, attivista argentina tra le fondatrici del movimento “Ni una menos”, Marta Lempart, femminista polacca, Katha Pollitt, giornalista statunitense, Rafia Zakaria, scrittrice pachistana e Ida Dominijanni, filosofa femminista italiana. Simbolicamente il logo di questa edizione – che ha visto crescere, in 12 anni, il numero dei visitatori da 17mila a 75mila – è un mondo, disegnato da Anna Keen, che ha i capelli lunghi, gli stivali rossi e balla accompagnato da una sveglia che suona.
«Il messaggio è chiaro – sottolinea Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, partner dell’evento –: il tempo è scaduto! ». E tutto ciò è ancora più vero «guardando alle elezioni europee del 2019». Occorrerà chiedersi se dare spazio ai nazionalismi, curvi su loro stessi, o al progetto di un’Europa, che certo qualcosa dovrà cambiare, aperta alla diversità. «In campagna elettorale – ricorda Covassi – lanceremo l’hashtag #questavoltavoto». Si affronterà dunque il tema dell’attivismo, ad esempio con la prima italiana del documentario di Astra Taylor “What is democracy?”, nell’ambito della rassegna “Mondovisioni”. Ci si chiederà se la satira può combattere stereotipi di genere. Spazio al reportage fotografico con esposizioni drammatiche, racconta il fotografo Francesco Zizola, e che hanno a che fare con «la questione femminile dei diritti violati».
Una prima mostra documenta come le donne, colte e studiose, vendono il proprio corpo per sopravvivere. L’altra mostra è di una fotografa nigeriana «che in Camerun documenta la condizione delle ragazze sottoposte a limitazione dello sviluppo». In pratica, «viene loro stirato il seno per ritardare la crescita e quindi le attenzioni maschili». Per restare in tema di soprusi, si aprirà una finestra sul sudamerica, «il continente più violento al mondo – spiega Nielsen –, confermato dal più alto numero di omicidi», con molti racconti di criminalità urbana e della lotta dei discendenti degli ex schiavi africani per il diritto alla terra in Brasile. Nell’organizzazione del Festival sono coinvolti, ricorda Alice Bolognesi di Arci Ferrara, anche 12 richiedenti asilo e molti appuntamenti saranno tradotti nella lingua dei segni.
«Ferrara è stata la prima città a dirsi di arte e di cultura» – rivendica con orgoglio il vicesindaco Massimo Maisto –. E se inizialmente la propensione era prevalentemente turistica, ora vorremmo offrire anche momenti di formazione e di riflessione» specie dinanzi «alla paura» dell’altro, del migrante. Quel migrante a cui Gipi – autore di fumetti e regista – prova a restituire dignità con una speciale maratona: in piazza, giorno e notte, per tutta la durata del festival, leggerà i nomi delle oltre 30mila persone morte, dal 1993 a oggi, nel tentativo di raggiungere l’Europa. –
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