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La rabbia dei lavoratori scaricati «Clara non ci ha dato spiegazioni»

Alessandro Bassi
La rabbia dei lavoratori scaricati «Clara non ci ha dato spiegazioni»

Ieri mattina il presidio di protesta per contestare il licenziamento di cento dipendenti dell’azienda 

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Erano tanti, più di cento, a Copparo, vicini a quella che dovrebbe diventare la nuova sede di Clara. Molte bandiere e qualche fischietto. Una manifestazione tranquilla, nei modi e nei toni, dei dipendenti in un giorno di sciopero. Amarezza, rabbia educata, anche delusione. E tanta voglia di risposte. Non va giù la decisione dell’azienda di mandare a casa cento dipendenti a contratto a tempo.

Le reazioni

Luca Greco, di Cgil: «Lo sciopero nel primo turno è andato bene. Sono usciti solo i lavoratori precettati per il servizio pubblico. L’adesione è stata buona, specie nei 100 addetti temporanei. Dall’azienda non abbiamo ricevuto segnali. Ma noi continueremo a chiedere interventi ufficiali».

Eugenio Benini, di Uil Trasporti: «Non si riesce ad avere risposte, non si salvaguardano i livelli occupazionali e non ci sono progetti industriali chiari».

Massimiliano Vicentini della Cisl Fit e Lorenzo Soffritti, della Rsu Cisl di Clara aggiungono: «C’erano dei percorsi per gli addetti a tempo determinato che andavano ed erano stati seguiti, poi le cose sono cambiate, con chiusura totale. E si parla di concorsi e assunzioni, ma anche se andremo a inizio del nuovo anno, poi ci saranno comunque problemi per alcuni mesi e difficoltà. Nel complesso, siamo arrabbiati. Molto».

Sebastiano Correggioli, della Rsu, prende il megafono e legge un documento. Breve, incisivo. L’azienda è accusata di avere troppi crediti inesigibili, troppi debiti e di ricorrere con troppa frequenza alle anticipazioni di cassa: «Clara è i suoi lavoratori. Non si può scegliere una linea di sviluppo partendo da una ristrutturazione pesante del loro numero. Farlo sarebbe la morte per un’azienda di questo tipo». Kristian Vivarelli è amaro: «Sono a Cento. A fine anno sono al termine dei tre anni di contratto. Cosa dire? Dico che sono arrabbiato. E sconfortato. Ho due figli, sono un padre single, e ho un mutuo da pagare. Se a fine anno fossi a casa, sarebbe un bel problema. Dopo tre anni in cui mi sono alzato tutti i giorni per andare a lavorare, ed il mio lavoro è raccogliere i rifiuti. Come i miei colleghi. E alla fine sembra che il problema siamo noi. Bisogna che le cose cambino».

Enrico Zanellato è amareggiato: «Alla fine, c’è poco da dire: bisogna trovare, e in fretta, una soluzione equa per tutti: per noi, per l’azienda. Equa».

Attilio Bagni si affida alla protesta creativa: un cartello al collo con la scritta “sono invalido,

Clara non mi vuole più: «Ho 60 anni. A fine settimana sarò a casa. Cosa farò adesso? ».

Alessio Meneghini: «Tanta, tanta, delusione. Ci aspettavamo problemi, ma così». Vicino a lui, Emanuele Schiavi concorda in tutto e per tutto. —



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