«No all’eliminazione del test a Medicina Crea disoccupati»
la polemicaEliminare il numero chiuso a Medicina, il corso di laurea più corteggiato in Italia ma soggetto alla tagliola del test che decima gli studenti? L’ipotesi ha iniziato a farsi strada da...
la polemica
Eliminare il numero chiuso a Medicina, il corso di laurea più corteggiato in Italia ma soggetto alla tagliola del test che decima gli studenti? L’ipotesi ha iniziato a farsi strada da qualche tempo e ha ispirato anche un intervento del ministro della Sanità, Giulia Grillo, che riprende un’idea già lanciata a suo tempo dell’ex ministro Stefania Giannini. Una prospettiva sostenuta in modo convinto, a Ferrara, anche dal rettore Giorgio Zauli, che ha sollecitato più volte negli ultimi tempi un intervento del governo in questo senso.
Ma l’Anaao Assomed, potente sindacato nazionale dei medici ospedalieri, attraverso la sua sezione ferrarese ritiene che «l’accesso programmato al corso di laurea in Medicina e Chirurgia è un valore da preservare per garantire ai giovani un’adeguata formazione, teorica e pratica, come previsto dalla normativa europea, e per evitare il tragico fenomeno della pletora medica, già conosciuto in Italia in un passato non lontano». Ad avviso del sindacato «aprire in modo incondizionato l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia significherebbe condannare intere generazioni di giovani medici alla disoccupazione o all’emigrazione».
Sprechi di risorse
Piuttosto risalta invece «il divario crescente tra il numero dei laureati in medicina (più di 10mila ogni anno, circa 52mila nel prossimo quinquennio) e il numero di coloro (in media 7. 500 all’anno) che accedono al percorso di formazione post-lauream, per ottenere il titolo di specialista o l’attestato di formazione per medico di medicina generale». Uno spreco di risorse «visto che formare un medico costa ai cittadini circa 200mila euro».
«Il numero chiuso da cancellare è quello che strozza l’accesso al percorso di formazione post laurea – conclude l’Anaao – il numero dei contratti di formazione specialistica deve essere da subito incrementato di almeno 3mila unità (ovvero garantire un minimo di 9. 500 contratti)». –
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