Via libera ai referendum per le fusioni nel Delta
Il progetto Fiscaglia-Ostellato mette d’accordo Pd, salviniani e pentastellati Fronti divisi su Goro-Mesola: no del centrodestra, ma la maggioranza è ampia
Ieri è arrivato il via libera del consiglio regionale all’indizione dei referendum consultivi (si terranno a dicembre, in data ancora da decidere) per le fusioni tra i Comuni di Fiscaglia-Ostellato e Goro-Mesola.
Fiscaglia-Ostellato
Paolo Calvano (Pd) come relatore della legge ha ricordato che l’idea della fusione tra Fiscaglia e Ostellato nasce dal basso, per impulso delle stesse comunità locali, oltre che dei sindaci, che ora attendono solo il via libera al referendum. Il bilancio dei due Comuni, ha aggiunto Calvano, indica che «le due amministrazioni sono in salute e lo studio di fattibilità evidenzia come siano affini per morfologia territoriale e per gestione dei servizi, in particolare quelli di valenza sociale».
Alan Fabbri (Lega) ha espresso «parere favorevole all’indizione del referendum», riservandosi di «dare indicazioni di voto in merito alla fusione dei due Comuni solo dopo aver sentito le due comunità locali». Giancarlo Tagliaferri (Fdi) ha motivato l’astensione con l’opportunità di «allungare i tempi dell’istruttoria per consentire alle comunità locali di approfondire». Igor Taruffi (Si) ha parlato di «percorso trasparente e partecipato» e di fusione come «opportunità da cogliere». Hanno votato a favore dell’indizione del referendum Pd, Si, Misto-Mdp, Lega e M5s, astenuti Fdi e Misto-Mns.
mesola-goro
«La riduzione delle spese è innegabile ma non è l’unica motivazione a vantaggio della fusione tra Goro e Mesola, e i cittadini lo sanno». Con queste parole Marcella Zappaterra (Pd) ha presentato il progetto di legge che istituirà il referendum, votato con il sì di Pd, Si e Misto-Mdp, il no di Lega, Fdi, Fi, Misto-Mns e l’astensione del M5s e di Sassi (Misto).
«I cittadini – ha spiegato la Zappaterra – sanno che la speranza per assicurare servizi qualitativamente adeguati è la fusione, e saranno loro a scegliere per il loro futuro. Le delibere sono già state approvate nei consigli comunali all’unanimità e in maggioranza. Si tratterebbe quindi, in primis, di un’opportunità di sviluppo».
Non è della stessa opinione la Lega Nord. Per il capogruppo Alan Fabbri «non ci sono le condizioni amministrative per indire questo referendum. Il sindaco di Mesola non ha più la maggioranza e il Comune potrebbe essere commissariato». Secondo il leghista ferrarese «sarebbe quindi un rischio procedere, il referendum si rivelerebbe un gran fallimento».
Critiche anche da Giancarlo Tagliaferri (Fdi): Goro e Mesola «non avrebbero affinità, sono distanti anche territorialmente, uno vive di pesca, l’altro di agricoltura». Non è d’accordo Zappaterra: «È vero che Goro vive prevalentemente di pesca, ma a Mesola 150 imprese (il 22 per cento) sono attive proprio nel settore della pesca e poco di più in quello agricolo». —
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