In consiglio con le mascherine: «Non vogliamo quella fabbrica»
Durante la seduta i cittadini protestano contro il progetto per l’ex Cercom. Il sindaco: un voto favorevole significa solo andare avanti con i progetti
COMACCHIO. In segno di protesta contro l’insediamento di una realtà produttiva al posto dell’ex stabilimento Cercom, un gruppo di persone si è presentato ieri mattina nell’aula del consiglio comunale con maschere anti polveri, striscioni e magliette che rilanciavano un unico ammonimento “No alla fabbrica lì”.
La protesta. Più volte, durante la seduta convocata alle 8 del mattino, il presidente del consiglio comunale Stefano Parmiani ha richiamato il gruppo seduto tra i banchi riservati al pubblico, arrivando a minacciare di espellere un manifestante chiassoso, fino a presagire l’ipotesi di sospendere il dibattito in aula.
La discussione ha cominciato ad animarsi dopo che il consigliere Alberto Righetti, capogruppo di maggioranza ha presentato un ordine del giorno con cui impegnava il sindaco «a procedere senza ulteriori ritardi alla sottoscrizione dell’accordo di programma relativo al progetto speciale partnership pubblico-privata per la rigenerazione turistico-ambientale della costa, dandone notizia al consiglio comunale, ovvero proporne tempestivamente la ratifica».
L’opposizione. A quel punto l’opposizione ha preso le distanze, prima con la consigliera Sandra Carli Ballola (La Città Futura), «non capendo la ratio di questo punto, perché si afferma che il Comune sosterrà la propria vocazione turistica, ma nello stesso tempo ritiene di ospitare una nuova fabbrica.. Qui si progetta un grande insediamento industriale, dove ancora non è chiara la materia delle emissioni». Dello stesso tenore la presa di distanza dei consiglieri Maura Tomasi (Lega) e di Emanuele Mari (Fi) con un continuo ping-pong sul modello di sviluppo futuro del territorio, fino a che il sindaco ha dovuto calmare le acque. «Lo sviluppo è stato inserito come primo punto del programma elettorale – ha detto Fabbri- Un voto favorevole vuol dire siamo d’accordo con quelle progettualità. Non è un sì alla Cercom, che ha il suo iter». Mari ha chiarito che «la nostra posizione non è contraria a quelle progettualità della partrnership pubblico/privata, ma va articolata e il mio voto sarà di astensione».
Fondo di solidarietà. Applausi e commenti dai banchi del pubblico si sono susseguiti anche durante la trattazione di un altro punto all’ordine del giorno, poi ritirato all’unanimità, riguardante i prelievi milionari dello Stato dalle casse del Comune, per foraggiare il Fondo di solidarietà comunale. Secondo il consigliere Righetti i quasi 13 milioni di euro dell’Imu finiti a Roma avrebbero assicurato al Comune l’agio necessario per adempiere alle proprie funzioni con entrate proprie, compresa la completa manutenzione delle strade. La consigliera Maura Tomasi, anche in qualità di parlamentare leghista, dopo aver assicurato che «siamo qui disponibili a fare, modificare, aiutare, a collaborare, ma voi andate sistematicamente sui social», ha suggerito a Fabbri di essere capofila di un incontro tra sindaci, parlamentari e territori accomunati dallo stesso problema, definendo un ordine del giorno unitario sul tema. —
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