UNIONE SENSATA
diego maraniForse sarà utile ai miei concittadini una riflessione a distanza sulla fusione fra Tresigallo e Formignana e su quel che, io credo, sia veramente la posta in gioco di questa...
diego marani
Forse sarà utile ai miei concittadini una riflessione a distanza sulla fusione fra Tresigallo e Formignana e su quel che, io credo, sia veramente la posta in gioco di questa trasformazione amministrativa. La principale preoccupazione di molti concittadini è la conservazione e il miglioramento dei servizi e della gestione della cosa pubblica, come del resto è comprensibile. Ma vi sono altri elementi che debbono entrare nella valutazione e che mi pare siano stati trascurati nel dibattito.
I servizi sono importanti, come anche la gestione di scuole, asili, strade e altri spazi pubblici. Ma tutto questo è strettamente legato alla ricchezza del territorio. Per poter garantire i servizi del Comune serve quindi che sul territorio esistano attività produttive e per conservare quelle già esistenti, come per attirarne altre servono investimenti. In parole povere, migliori saranno le nostre infrastrutture, maggiori opportunità avremo di attirare aziende e quindi di procurare lavoro. E fra le infrastrutture va compresa anche la professionalità, la capacità d’impresa, la competenza dei cittadini che risiedono nel nostro territorio. Tutto questo richiede denaro, perché anche per ottenere finanziamenti, per qualsiasi attività, serve sempre una quota di partecipazione all’investimento. Quindi maggiore sarà l’aggregazione di territorio, maggiori saranno le risorse finanziarie su cui potremo contare. Questo non vuol dire che ogni fusione sia buona ma sicuramente che il criterio deve essere questo, non le fantasmagoriche elucubrazioni geopolitiche da Risiko.
Servono visione e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti, in un’ottica di condivisione, non di sopraffazione. Per questo la fusione di Tresigallo e Formignana è un primo, ragionevole passo in questa direzione, un consolidamento e completamento dell’esistente che, se opportuno, potrà portare ad altre aggregazioni. E su questo i cittadini dei due paesi devono essere tanto fiduciosi quanto partecipi al dibattito politico sulle future prospettive. E qui parlo della tanto temuta Copparo e di tutta l’irrazionalità che si cela nei timori di una sua prevaricazione. È impensabile che un Comune possa ambire a farsi la “capitale” del territorio ponendo gli altri in una posizione di sudditanza.
Questa è invece l’occasione per una razionale decentralizzazione e redistribuzione di competenze che riduca al massimo le marginalizzazioni e sfrutti al meglio le potenzialità di ognuno, nel lampante interesse di tutti. Quanto alle presunte identità territoriali e alla loro conservazione, non dimentichiamo che l’identità non è uno stampo immutabile in cui si nasce e si muore bensì un processo di continuo cambiamento. Soprattutto, l’identità di un territorio la fanno le persone che ci vivono e ci lavorano e che con la loro presenza gli danno carattere e personalità. Se la gente è costretta a emigrare o se usa i nostri paesi come dormitorio e lavora altrove, ecco che va perduta ogni identità, ogni solidarietà ogni senso di comunità. L’identità non è solo memoria, è proiezione nel futuro.
Una comunità che non riesce a pensarsi un futuro ha già finito. Compito della politica è proprio far sì che le nostre comunità restino sul territorio, che il tessuto sociale rimanga saldo e si rafforzi anche, sventando lo svuotamento dei paesi e l’emigrazione e favorendo l’integrazione dell’immigrazione. Tutte cose che non si fanno con le tasche vuote e con ugualmente vuoti discorsi campanilistici.
E per finire permettetemi un appello per il nome del nuovo Comune. Lasciamo perdere le terre di qua e il Volano di là, la torre che non abbiamo e la laconica Tresignana. Chiamiamolo invece Formigallo! Suona bene, è divertente, un poco irriverente, fa venire in mente il solletico e il gallo. Un nome da sballo… —
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