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Picchetti alla Mirror L’accusa chiede 6 mesi

BONDENOÈ uno stillicidio giudiziario quello innescato dalle proteste e dai picchetti che infiammarono l’azienda Mirror nell’inverno del 2015. Ieri in tribunale è toccato ad altri tre filoni...

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È uno stillicidio giudiziario quello innescato dalle proteste e dai picchetti che infiammarono l’azienda Mirror nell’inverno del 2015. Ieri in tribunale è toccato ad altri tre filoni processuali, due per aver organizzato le manifestazioni senza avvertire la questura, violando l’articolo 18 del Tulps, e un terzo per violenza privata, per aver impedito ai lavoratori di entrare in fabbrica. Per il mancato preavviso ieri l’accusa ha chiesto la condanna a 6 mesi, e 400 euro di multa, per il rappresentante sindacale Simone Carpeggiani (già condannato in precedenza per lo stesso reato, ma riferito a un altro episodio) e per un altro promotore dei picchetti, Karim Bekkal. Sentenza attesa per il 30 ottobre.

«Se gli imputati avessero avvertito la questura - spiega l’avvocato di parte civile Silvia Fasolin -, le forze dell’ordine avrebbero potuto predisporre tutte le misure necessarie a garantire la pubblica incolumità».

Durante i picchetti non erano mancati momenti di tensione, come è emerso dalle dichiarazioni di quattro dipendenti chiamati a testimoniare al processo per violenza privata. «Eravamo in auto, quando ci siamo trovati di fronte a un muro umano che scuoteva le macchine, impedendoci di entrare». Questo processo riprenderà il 22 gennaio, con altre testimonianze. —

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