Zafferano, il nuovo oro rosso che fa sognare gli agricoltori E sostiene l’inclusione sociale
IL PROGETTO«Coltiviamo pomodori da sempre, abbiamo deciso di puntare più alto, molto più in alto e di inseguire un sogno che si chiama zafferano». Due fratelli, Gianfranco e Domenico Tomasoni di...
IL PROGETTO
«Coltiviamo pomodori da sempre, abbiamo deciso di puntare più alto, molto più in alto e di inseguire un sogno che si chiama zafferano». Due fratelli, Gianfranco e Domenico Tomasoni di Bando e Filippo Grego di Longastrino guardano con orgoglio un appezzamento di terra di pochi ettari dove sono stati piantati 40mila bulbi di “oro giallo” che stanno per mettere le prime foglie.
la storia
«Sono un agricoltore e vengo da una famiglia che ha sempre lavorato la terra - spiega Grego -. Coltiviamo pomodori e ci occupiamo di semina più in generale. Ho pensato a lungo ad una sorta di svolta, ad un prodotto nuovo per le nostre zone e che nello stesso tempo possa sposarsi con i nostri cibi e le nostre tradizioni. Ed è iniziato il sogno dello zafferano».
In cinque grosse vasche di cemento è stata messa della terra di diverso tipo e quindi piantati circa 1.400 bulbi. «Vogliamo capire qual è la migliore, in quale si sviluppa la pianta che più si avvicina alle nostre aspettative».
la piantagione
Intanto in terra sono stati sistemati a distanza più o meno di quindici centimetri l’uno dall’altro 40mila bulbi comprati in Piemonte. «È un lavoro duro - spiegano Domenico e Gianfranco Tomasoni - qui non si usano trattori e macchine iper tecnologiche: siamo tornati a fare tutto con la forza delle braccia e la delicatezza delle mani. Tocchiamo la terra, la lavoriamo, usiamo una cura che forse abbiamo perso nel tempo. Cosa succederà? Non lo sappiamo. Ed è anche questo che ci emoziona».
Quando le piante saranno pronte, la raccolta dello zafferano si ripeterà ogni mattina all’alba, prima che la luce del sole faccia aprire i fiori, per tutto il periodo della fioritura, fra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre. Il lavoro viene eseguito a mano ed i fiori raccolti sono riposti in ceste di vimini. «La sfioratura consiste nella separazione degli stimmi dagli stami e dal fiore campanulato. Il lavoro va eseguito a mano e deve essere ultimato entro la sera, altrimenti lo zafferano rischia di guastarsi. Infine, l’essiccazione che va fatta il giorno stesso della raccolta. Insomma, un bel lavoro».
il progetto
Quello che sta nascendo a Portomaggiore è un progetto molto ambizioso. L’idea è quella di produrre zafferano solidale, impiegando persone con disabilità e, allo stesso tempo, affiancare un aspirante agricoltore per insegnargli tutti i segreti del “mestiere”. «Il nostro obiettivo – spiega Tomasoni – è quello di includere e letteralmente “dare accesso” all’agricoltura. Innanzitutto alle persone con disabilità, visto che lo zafferano è un prodotto semplice da lavorare anche per chi, ad esempio, è sulla sedia a rotelle o ha una mobilità limitata. Poi a coloro che vogliono imparare a diventare agricoltori e che, banalmente, non hanno mai tenuto in mano un attrezzo agricolo o guidato un trattore. I nostri campi di “zafferano solidale” sono aperti, vere e proprie fucine di formazione e trasferimento di preziosa esperienza». —
Annarita Bova
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