La Nuova Ferrara

Ferrara

Consob accusa: «Ingannati dalla banca»

Daniele Predieri

BankItalia autorizzò l’operazione, chiedendo di più. I manager dell’istituto di credito ferrarese invece non lo fecero  

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Risponde per quasi tre ore, è il testimone più importante del processo al crac Carife legato all’aumento di capitale. Svela gli inganni di Carife a Consob nella trasmissione del prospetto informativo (ostacolo alla vigilanza); elenca i dati e numeri non veritieri e l’omissione di quelli che avrebbe acceso la spia rossa sulla banca (falso in prospetto); e rammenta i comunicati stampa dei manager di Carife, durante l’aumento di capitale, con cui fotografavano la «sostanziale tranquillità» della banca per convincere gli azionisti a comprare (aggiotaggio). Giuseppina Pantana, funzionaria Consob, responsabile del procedimento che diede l’autorizzazione all’aumento di capitale, risponde, anche e soprattutto, alla domanda che tutti si pongono da anni sui ruoli di controllori di Consob e e di BankItalia: “accusati” dai risparmiatori di non aver controllato e dagli imputati di essere sotto processo per una operazione che sia BankItalia che Consob approvarono e avallarono.

E allora, Consob non doveva verificare la completezza di informazioni non fuorvianti contenute nel prospetto informativo?



«Il controllo di Consob - risponde secca la Pantana ai pm Longhi e Cavallo - è di verificare la coerenza di informazioni veritiere». Che Carife non inviò a Consob mentre - ricorda la Pantana, norme del testo unico finanziario alla mano - «la banca aveva l’obbligo giuridico di farlo». Doveva insomma indicare a Consob le raccomandazioni che BankItalia aveva imposto per l’aumento di capitale: «dover raggiungere almeno i 150 milioni di euro, rispettare il tier ratio dell’8% (indice di garanzia sui conti della banca, ndr) e soprattutto rivolgersi a soggetti con garanzie patrimoniali e finanziarie solide». Altre banche, finanziarie, non la casalinga o l’operaio di Ferrara, semplici risparmiatori. Di queste raccomandazioni, però Consob non seppe nulla: BankItalia non le comunicò mai. E chi doveva dare queste indicazioni a Consob? «Carife aveva l’obbligo giuridico di trasmetterci ogni requisito informativo per poter emettere un fondato giudizio sulle reali condizioni della banca. BankItalia non lo fece, ma non ha questo obbligo» ribadisce la Pantana. Aggiungendo: «Esiste una autonomia discrezionale di BankItalia». Dunque torna a galla il “buco” , evidenziato da tempo, sui rapporti tra principali controllori in Italia sul sistema bancario e della Borsa. Che non comunicano dati, anche sulla banca che stanno studiando. Carife in questo caso.



E ancora: Consob non sapeva nulla, dei contatti tra BankItalia e Carife, lettere su lettere. Una su tutte: quella del 29 aprile 2011, con cui formalmente BankItalia autorizza l’aumento di capitale ma allega un’altra missiva: «si sollecita un ampliamento dell’aumento di capitale a 180 milioni di euro». Perchè non bastavano i 150. Sollecitazione però mai raccolta da Carife. Risponde il presindente Sergio Lenzi il 5 maggio a BankItalia: «Non è strada percorribile».

Così, l’aumento andò avanti a 150 milioni. Consob approvò la vendita di azioni sulla base di un prospetto non veritiero: «Se fossero state note all’epoca queste indicazioni - spiega la Pantana che seppe tutto questo solo 5 anni dopo, ascoltata in procura - sarebbe stato rappresentato un profilo di rischio ai sottoscrittori delle azioni». —





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