Traffico, degrado e sicurezza: Mizzana pretende risposte vere
I residenti in assemblea evocano l’effetto domino: è arrivata la criminalità scacciata dalla Gad. Furti e scontri tra bande, dialogo con il questore. L’avviso al Comune: ai seggi avremo memoria
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Mizzana chiede attenzione. Un grumo di case lungo la via Modena rimasto ai margini dei grandi piani di urbanizzazione che nei decenni hanno trasformato gran parte dei borghi a ridosso di Ferrara in quartieri dormitorio, un nucleo che ha mantenuto una sua riconosciuta identità, anche se il cartello che indicava la località è stato ammainato di fronte all’avanzare della periferia cittadina, la scuola è un ricordo e l’antica chiesa parrocchiale è chiusa dal terremoto. Poche centinaia di abitanti che hanno saputo tener alto il senso di comunità: si conoscono, si preoccupano, affrontano insieme i problemi e chiamano le istituzioni alle loro responsabilità. E ci mettono la faccia, attenti a non prestare il fianco a facili strumentalizzazioni. Come questa sera, lunedì.
Assemblea autoconvocata
Fuori c’è un tempaccio, in tv la trasferta della Spal contro la Sampdoria. Dentro, al secondo piano del bar Kamakoa, l’ex casa del popolo, oltre venti persone, convocate con il passaparola. La componente femminile è alta. «Ottimo - chiosa Alberto Dolcetti, il più attivo tra i promotori – Valgono per tre nel tenere informato anche chi non è potuto venire». È la seconda assemblea in dieci giorni, segno che le preoccupazioni sono forti. Le auto sfrecciano indisturbate sulla provinciale ben oltre il consentito, i trasporti pesanti continuano a transitare tra le case, snobbando la tangenziale, il ruggito degli impianti del polo chimico è un sottofondo costante a cui pure non ci si fa mai il callo, attorno alle piazzole ecologiche si ammassano i sacchi dell’immondizia gettati alla rinfusa da chi non ha o non vuole usare la card che apre le calotte… temi ricorrenti, scompaginati dalla questione sicurezza che finisce con il monopolizzare gran parte del confronto. Sicurezza e convivenza.
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In balia dei ladri
Ogni residente, almeno un furto da raccontare. Dai ladri di galline che continuano a far bottino e allungano le mani anche sulle damigiane di vino, al triciclo del marito disabile sparito davanti al bar, sotto gli occhi di una telecamera: i carabinieri avevano detto di aver riconosciuto il ladro, ma è servito davvero a poco, l’uomo non ha riavuto il mezzo indispensabile per spostarsi in autonomia. Dallo scippo concitato al cimitero, con coda beffarda all’anagrafe («Deve rifare i documenti? Ma come, li aveva fatti da così poco…»), alla piaga dei furti in casa.
In via Barbieri è stata colpita anche una famiglia trasferita da appena due settimane; nelle villette di via Marzocchi hanno fatto l’en plein. Arrivano dai campi in piena notte, forzano la serranda del garage e in un attimo sono in casa. «Io sono scesa con le forbici, ma mi avevano già portato via l’oro, il computer e tutto il cassetto in cui tenevo cellulari e caricabatterie. La polizia mi ha pure ripreso per la reazione avventata e perché non dormo con l’antifurto acceso».
Effetto domino
Le testimonianze si accavallano, la convinzione è che la situazione sia peggiorata con l’arrivo dei militari e la pressione delle forze dell’ordine nella vicina Gad. «I delinquenti si sono spostati, sono venuti a far base qui». Spacciatori nigeriani, tra i protagonisti della guerra per bande che ha insanguinato l'estate ferrarese, secondo il sospetto e i primi riscontri delle forze dell'ordine. L’altra domenica attorno al circolo DVerso, che ha subito l’assalto di rapinatori armati di coltello, girava gente armata spranghe. «Io ho un bimbo piccolo in casa, facevano paura». Il circolo, quello che da cinquant’anni, da quando si ballava fino alle 23, è additato per gli schiamazzi.
Giardini contesi
Il rapporto con gli stranieri è ambivalente. «Ci sono famiglie educate, integrate, buoni vicini di casa, dell’Est Europa come dell’Africa nera». «Le famiglie sì, concordo. Sono i ragazzi soli che si aggregano in branco e danno fastidio». Le voci in sala salgono di tono, il ragionamento si frammenta. «Se io sono buonista, tu sei cattivista...». Il discorso si sposta sui giardini di via Divisione Garibaldina. «Se li sono presi quelli là, noi anziani non possiamo più frequentarli». Quelli là, una larga comitiva di ragazzi stranieri. «Saranno quaranta persone, stanno tutto il giorno con le cuffie e i telefonini in mano. Bevono, si ubriacano, fumano e giocano a pallone. Sono insopportabili». L’indomani – ieri pomeriggio – il Comune avrebbe mandato “un'equipe multidisciplinare composta da mediatori di Comunità e operatori Asp con l'intervento dei Vigili di Quartiere” (sic!) per “stemperare la conflittualità” (ancora sic!). «Intanto hanno tagliato l’erba».
Il confronto
Il dialogo con le istituzioni è aperto. «Vogliamo portare chi di dovere a darci delle risposte concrete», ribadisce Dolcetti che ha preso contatti con il questore. «Qualcosa si sta muovendo. Hanno già fatto un intervento in grande stile, con cinquanta uomini». Tra le prossime azioni in cantiere ci sono un incontro pubblico con i dirigenti del polo chimico, un richiamo a Hera, e un confronto con l’amministrazione comunale per chiedere dissuasori e controlli di velocità e lanciare il sogno che il locale al centro delle annose polemiche venga rilevato e riconvertito in sala civica. L’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale può aiutare. Dolcetti: «Siamo molto chiari: avremo memoria lunga di ciò che verrà o non verrà fatto per la nostra Mizzana». —
L.T.
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