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il processo 

«Tata picchia i bimbi» In aula mamme contro la maestra dell’asilo

Daniele Predieri
«Tata picchia i bimbi» In aula mamme contro la maestra dell’asilo

Sfilano in aula i genitori dei piccoli che frequentavano il nido Le difese: nessuna prova del disagio e dei maltrattamenti

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I bimbi sono le “vittime” e al tempo stesso, indirettamente, gli accusatori: ma le parole di piccoli di 2 anni e mezzo, almeno di una bimbina che disse alla mamma «la tata picchia i bimbi», parole diventate la “prova” registrata in audio e poi rimbalzata sul gruppo Whatsapp delle mamme e quindi distrutta, possono diventare un processo?

I primi testimoni

Sì, il processo che è in corso in tribunale e che di fatto è partito ieri con le prime testimonianze dei genitori dei bambini che si presume siano stati maltrattati. Maltrattamenti, del resto è l’accusa nei confronti di B.T., la maestra di 38 anni, dipendente di un asilo privato cittadino, e qui non si va oltre su dati e identità, visto che parliamo di minori, di un asilo nido con bimbi di poco più di un anno e 2 anni e mezzo. Che manifestavano, disagio e altro: «Il mio bimbo si metteva le mani agli occhi e diceva di non picchiarlo», racconta una mamma, che poi fece denuncia, al giudice in aula. Seppe da altre madri della voce che una bambina aveva detto alla propria mamma «totò baba».

E poi la stessa bimba aveva registrato un audio, sollecitato e inviato dalla stessa madre ad altri genitori, in cui diceva «Tata picchia i bimbi, anche Luca (nome inventato, ndr)». Un audio che aveva fatto il giro del cruppo Whatsapp della sucoal («c’erano 12 bimbi, noi eravamo in sei mamme), spiegava una di loro in aula. Ma quell’audio che poteva quantomeno essere una “prova” è stato distrutto. Nemmeno inserito nella denuncia che vene presentato nel gennaio 2017 alla Polzia che attivò le indagini che poi portarono al processo. Indagini che si sono tradotte nel capo di imputazione contro la tata, che recita che vi furono «schiaffi, colpi sulla testa e sulle gambe» almeno su 4 bambini. Per due sono parte civile i genitori.

Una suggestione collettiva

All’udienza di ieri le difese, non solo dell’imputata (avvocato Lovison) ma anche dell’asilo, chiamato in causa come responsabile civile (avvocato Costantino) hanno ribadito alle mamme come in realtà non vi siano prove dei maltrattamenti. Amplificati da una bimba con una suggestione, tra mamme e Whatsapp, che sarebbe diventata la “verità”: il processo dovrà confermarla o smentirla: prossima udienza martedì prossimo. —

Daniele Predieri

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