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la segnalazione 

Ponte, apertura condita da polemiche

Alessandra Mura

Tutto pronto, oggi prove di carico. Ma c’è chi protesta per l’auto rovinata: «I danni prima dell’istituzione del divieto di sosta»

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Il cantiere per il restauro del ponte sul Po sta lavorando a pieno ritmo per arrivare pronti alla riapertura di martedì mattina. La striscia di asfalto nuova di zecca, che per 320 metri si allunga da Ferrara a Santa Maria Maddalena scavalcando il fiume, ieri era ancora uniforme, ma nella notte gli operai hanno provveduto a realizzare la linea di mezzeria per poi procedere, questa mattina, con le prove di carico che saranno realizzate da professionisti di uno studio tecnico. E poter così consegnare l’opera con perfetta puntualità rispetto alla tabella di marcia.

Auto rovinate e divieti

Tutto bene? In realtà c’è chi non condivide lo stesso entusiasmo per i lavori di restauro, e sono quegli automobilisti che hanno subito le conseguenze degli interventi di sabbiatura e verniciatura del ponte, trovando sgradite macchie sui loro mezzi.

Un inconveniente a cui si è posto riparo istituendo, dal 18 settembre fino a fine lavori, il divieto di sosta lungo via Anita, una delle strade utilizzate come parcheggio da coloro che dovevano poi prendere il traghetto per raggiungere la sponda opposta.

Nel primo pomeriggio di ieri, mentre i lavori erano in corso con inevitabile sollevamento di polvere, c’erano alcune auto - tutte in divieto di sosta nonostante i cartelli evidenti - ricoperte da uno strato di polvere bianca che persisteva anche dopo ripetuti sfregamenti, rendendo ruvida e opaca la superficie delle carrozzerie e dei parabrezza.

La protesta

Ma c’è anche chi, come un giovane ferrarese, protesta per i danni avuti alla sua auto (una Golf nera comprata a febbraio) che aveva parcheggiato la sera del 17 settembre, prima dell’entrata in vigore del divieto. «Me ne sono accorto la mattina successiva - racconta - e si può immaginare la mia rabbia. Sono andato dai carabinieri, intenzionato a sporgere denuncia, ma mi è stato risposto che essendosi trattato di un fatto accidentale non si poteva far nulla. Sono anche andato a parlare con il capocantiere, ma di risarcimenti non se ne parla. E non posso neanche sperare nell’assicurazione, perché non si tratta di un atto vandalico». Ma il problema delle auto rovinate, continua, non è il solo: «Per quattro mesi lì intorno l’aria è stata irrespirabile, con l’odore di solventi e vernici che finiva in gola. Anche altre persone, tra cui alcuni residenti di Occhiobello, hanno sollevato la questione. Sul guard-rail, ma anche sulle piante, c’è una patina biancastra. Chissà cosa abbiamo respirato».

La replica

«Il divieto di sosta è molto chiaro, e se il vento tira in quella direzione trasportando la vernice o altri pulviscoli non c’è modo di evitarlo - replicano dal cantiere - Abbiamo lavorato giorno e notte dall’11 giugno, con i soli sistemi possibili per questo tipo di interventi, terminando due giorni prima dei quattro mesi previsti. Ed è un bel risultato». —

Alessandra Mura

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