La Nuova Ferrara

Ferrara

ferrara

Sicurezza in corsia. I medici divisi sul “Daspo” negli ospedali

Veronica Capucci
Sicurezza in corsia. I medici divisi sul “Daspo” negli ospedali

«Giusto il diritto alle cure ma i pericoli sono aumentati». «Più insidiosi i parenti insistenti che i pazienti molesti»  

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Fa discutere il Daspo sanitario inserito nel Decreto Sicurezza e approvato dal Consiglio dei Ministri. All’articolo 21 si prevede infatti l’allontanamento dai presidi sanitari per quelle persone che intralciano il lavoro di medici e operatori sanitari in servizio negli ospedali, mettendo in essere comportamenti violenti. Di sicurezza e di bisogno di lavorare con serenità se ne è parlato anche ieri nell’ambito della XVIII Giornata del Medico, promossa dall’Ordine dei Medici di Ferrara. I camici bianchi ferraresi sull’argomento Daspo e relativo allontanamento dei pazienti violenti dalle strutture sanitarie, preferiscono puntualizzare e valutare caso per caso. Il professor Adolfo Sebastiani ad esempio afferma che «bisogna valutare da caso a caso. Il paziente ha sempre ragione, tra virgolette, ma bisogna vedere se la violenza è imputabile ad una patologia ed in questo caso non si può certo pensare ad un Daspo. Misura che invece si può riservare a quelle persone, che non sono pazienti, ma che usano l’ospedale o il pronto soccorso per dormire al caldo, come capitava in stazione. In generale comunque, i pazienti che si comportano male non hanno niente o sono malati immaginari; il malato vero è corretto».

Pericolo aggressività

La dottoressa Debora Romano, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico di Ferrara, sostiene che «non è semplice stabilire se il Daspo è una misura adeguata o meno. Molto spesso ho sentito colleghe provare disagio per la presenza di persone senza fissa dimora nei pronto soccorso che possono mettere in atto comportamenti non adeguati, e per i quali sarebbe necessario trovare soluzioni alternative. Ma l’assistenza non si nega. Sarebbe utile anche avere nei pronto soccorso un punto fisso di polizia e maggior sicurezza; moltissimo personale addetto nel pronto soccorso è donna, e alcuni pazienti in questo caso si sentono autorizzati a compiere comportamenti aggressivi. Bisogna comunque sempre distinguere tra il paziente che mette in atto un comportamento violento perché affetto da problemi psichiatrici e chi invece compie questi atti volontariamente».

L’insidia dei Parenti

La dottoressa Maria Gabriella Piccinini, specialista in dermatologia, si dice d’accordo sulla misura prevista nel decreto Sicurezza.  «Il problema molto spesso non è del paziente, ma dei parenti. Al pronto soccorso i congiunti si presentano anche in due o tre, e questo consente loro di spalleggiarsi e di attuare condotte non adeguate. Hanno speso reazioni violente anche se c’è un ritardo o un contrattempo. Dispiace che come medici non siamo riconosciuti come pubblici ufficiali, e questo ci danneggia».  Soprattutto di sicurezza ha parlato Bruno Di Lascio, presidente dell’Ordine dei Medici di Ferrara, che, nel corso del suo intervento, ha sottolineato la necessità di lavorare con serenità.

«Sarà un aspetto determinante per il prossimo anno – ha detto – serenità significa andare la lavoro con tranquillità, mentre nel corso degli anni abbiamo assistito ad una escalation di casi di aggressioni ai medici, anche a Ferrara. Non è possibile che un operatore sanitario che si dedica agli altri debba essere terrorizzato di andare al lavoro, o che giovani colleghe di servizio come guardie mediche debbano essere accompagnate da mariti, compagni o padri. L’impegno per il 2019 sarà dunque quello di portare avanti il problema sicurezza, per la tranquillità non solo nostra ma anche per garantire la salute a chi si rivolge a noi. Si tratta di un argomento di estrema attualità».

Premio alla dottoressa simbolo

La targa di medico d’Italia-Carlo Urbani non poteva che andare a Serafina Strano, medico di Catania che lo scorso anno fu sequestrata e violentata all’interno della guardia medica dove stava lavorando. Emozionata e trattenendo a stento le lacrime, la dottoressa ha raccontato che dopo un anno le persone le chiedono come faccia da avere tanta forza.  «Vado avanti grazie alla passione per la mia professione. Ci troviamo in trincea, un posto di guerra dove c’è un impoverimento culturale. Si è fratturato quell’antico rapporto che univa il paziente al medico, ma il mio impegno sarà quello di migliorarlo. Dovrà cambiare questa situazione negli ambulatori di guardia medica». –

Veronica Capucci

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google