West Nile, falso allarme. Le analisi escludono il virus
Terminati gli accertamenti sul nuovo caso sospetto di febbre del Nilo. In dieci anni hanno contratto la forma più grave 26 uomini e 6 donne
I sospetti non sono stati confermati dalle analisi. Non era un altro caso di West Nile quello sottoposto in queste ore all’attenzione dei medici del Sant’Anna. Gli esiti degli accertamenti su un paziente che manifestava sintomi riconducibili a un’encefalite da febbre del Nilo infatti hanno smentito la presenza del virus.
È comunque lunga la lista dei pazienti ferraresi che hanno contratto la forma più grave del virus trasmesso dalla puntura della zanzara di tipo culex. Quindici i ricoverati al Sant’Anna con complicanze neuroinvasive, dieci i decessi con una preponderanza di uomini rispetto alle donne. Un rapporto confermato anche sul lungo periodo. Negli ultimi dieci anni, ricorda il responsabile del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Cona, Marco Libanore, su 33 casi di forme grave, 26 erano pazienti uomini, e 6 le donne.
Un dato empirico, fino ad ora, perché per spiegare questa circostanza ci sono ipotesi e non certezze. «Ci possono essere ragioni di tipo genetico, ma non abbiamo conferme - sottolinea Libanore - Si può pensare a un deficit di tipo immunitario che rende alcune persone più esposte di altre».
Intanto resta sotto stretta osservazione il paziente di 81 anni che era rimasto ricoverato per circa un mese al Sant’Anna di Cona per encefalite da West Nile, e in seguito trasferito all’ospedale di comunità di Copparo per un miglioramento delle sue condizioni. Un successivo peggioramento ha reso necessario un nuovo ricovero a Cona ma il paziente, precisa il dottor Libanore, non è ricoverato in Malattie Infettive perché a preoccupare i medici è un’insufficienza renale. —
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