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la difesa dell’Ex Dg 

L’altra verità di Forin «Inviammo grafici e dati sui sottoscrittori»

«Per me parla il mio avvocato: per quanto mi riguarda, quando sarà il momento al processo lo farò anche io, non l’ho fatto prima nè ora per rispetto di tutti coloro che sono coinvolti in questa...

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«Per me parla il mio avvocato: per quanto mi riguarda, quando sarà il momento al processo lo farò anche io, non l’ho fatto prima nè ora per rispetto di tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda»: per la prima volta, in aula, c’è Daniele Forin, ex direttore generale Carife dal 2010 in poi, in piena epoca aumento di capitale. Non poteva mancare, nella giornata dedicata alle testimonianze dei funzionari di Banca Italia, coi quali, per oltre un anno ha dialogato, comunicato indicazioni e raccomandazioni con cui portare a termine l’operazione. Per lui parla in aula l’avvocato Carmine Fasano e basta una domanda per portare il funzionario di Banca Italia, Carlo Di Salvo a scomodare il classico “non ricordo”.

L’interrogatorio

«Voi accompagnate Carife - chiede Fasano - nell’operazione dell’aumento di capitale, durante e dopo il collocamento (a quota 150 milioni raggiunta, ndr): vi erano ancora interlocuzioni su come stava andando, sulla tipologia dei sottoscrittori?». Domanda importante, perché rientra nella circostanza del capo d’accusa, legato al fatto che Carife avrebbe disatteso le raccomandazioni di Banca Italia su chi comprava azioni: non dovevano essere risparmiatori, ma investitori garantiti. Invece, secondo Fasano , Banca Italia sapeva chi sottoscriveva e quanto. «Non sono mai stati trasmessi da Carife a Banca Italia - chiede Fasano - grafici su chi stava sottoscrivendo?». «Non ricordo». Così anche per il piano industriale alla base del prospetto informativo per la collocazione delle azioni, inviato da Carife via mail (da uno dei tecnici), poi digitalizzato, mentre in Banca Italia il piano ufficiale, cartaceo, inviato da Carife in un secondo momento, non si trova. Di Salvo spiega: «In tutti quei 3 anni ho ricevuto talmente tante mail che ci vorrebbe un mese i per leggerle tutte».

L’alleanza

In quel periodo, Carife e Banca Italia erano “alleati”, “complici” nel 2009, per far sopravvivere la banca. Quando emersero buchi e criticità. E che portarono, spiegano gli avvocati Bolognesi e Briola, a chiedere l’aumento di capitale: «Il funzionario Di Salvo - spiega Bolognesi - ha illustrato in modo coerente e obiettivo cosa accadde». E si sofferma sul fatto che nel settembre 2011, il famoso Tier Ratio (codice garanzia) era salito all’8.6% (minino era l’8%). Allora, perché un anno dopo crollò al 4%? «Perché - spiegano - la crisi, circostanze internazionali e direttive Bce, portarono al ribasso dei crediti». —

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