«Fu un omicidio volontario» Il pm chiede 16 anni di carcere
Lara Mazzoni uccise il compagno Mirco Barioni con un coltello da cucina Ieri la richiesta della procura, che accusa i familiari anche di falsa testimonianza
Ambrogio
Lo colpì tre volte, con un coltello da cucina, la sera del 4 giugno dell’anno scorso: Lara Mazzoni uccise il compagno Mirco Barioni, fuori dalla casa di Ambrogio, dove erano arrivati dopo una giornata ai Lidi. Lei subito disse che «non lo volevo ammazzare, credevo che con una coltellata non lo ammazzavo». Ma era stata sentita dire anche, «l’ho fatto, l’ho fatto» e a chi cercava di toglierle il coltello dalle mani dopo i tre fendenti, uno micidiale e mortale, urlava quasi: «Lasciami finire».
E allora, quello di Lara Mazzoni fu un omicidio volontario: a questa convinzione che è giunta, dopo la lettura degli atti e delle testimonianze di quella sera, la pm Isabella Cavallari ha chiedere al giudice Silvia Marini di condannarla a 16 anni di carcere. Una pena cui è giunta con il calcolo aritmetico tra aggravanti (l’aver infierito su Baroni che era alticcio) e riduzione del rito abbreviato (un terzo), smentendo la tesi della difesa che quella sera la Mazzoni non voleva uccidere il compagno e che la tragedia poteva essere giuridicamente rubricata solo come omicidio preterintenzionale. L’omicidio avvenne dopo una giornata trascorsa ai Lidi trascorsa da tutta la famiglia: Barioni e la Mazzoni, le due figlie e il fidanzatino della più grande, tutti testimoni prima della lite fra i due nel viaggio di ritorno e poi anche dell’aggressione della Mazzoni a Barioni, col coltello da cucina davanti casa: fu il fidanzato a riferire le parole della Mazzoni dopo il delitto. La pm Cavallari ha evidenziato anche che due familiari della Mazzoni avrebbero fatto “false dichiarazioni”, indicando al loro legale che svolgeva indagini difensive, circostanze non vere sui comportamenti di Barioni: pertanto ha chiesto la trasmissione degli atti alla procura per i due familiari per valutare la falsa testimonianza.
Il legale della famiglia Mazzoni, Fabio Anselmo, non entra nel merito delle conclusioni dell’accusa – lo farà con la sua arringa difensiva, il 9 novembre – sottolinea che «non sono fondate le ipotesi della procura, nessuna falsa testimonianza e la richiesta evidenzia un accanimento sui familiari che riteniamo immotivato».
In sintonia con le conclusioni dell’accusa l’avvocato di parte civile, Eugenio Gallerani per conto della famiglia di Barioni che in quasi due ore davanti al giudice (l’udienza è a porte chiuse per il rito abbreviato) si limita a sottolineare che «la nostra ricostruzione del fatto, come parte civile per la famiglia, coincide con la stessa della pm Cavallari: conclusioni cui si giunge leggendo le carte dell’inchiesta e le testimonianze dirette sulla tragedia». –
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