Malati per sangue infetto, il Ministero tace
Hanno diritto agli indennizzi per aver contratto l’epatite da trasfusioni, ora il Tar interviene: lo Stato paghi entro 30 giorni
FERRARA.Lo Stato li ha traditi due volte. Prima non li ha garantiti nella tutela del bene più prezioso, la salute, e ora si volta dall’altra parte di fronte al diritto, riconosciuto da numerose sentenze, di ricevere gli indennizzi dovuti.
Una decina di pazienti ferraresi sta combattendo una lunga e frustrante battaglia contro il Ministero della Sanità. Tra gli anni Settanta e Novanta si sono ammalati di epatite C a causa di trasfusioni di sangue infetto, e con sentenze pronunciate dal Tribunale del Lavoro di Ferrara tra gli anni 2012 e 2014 hanno ottenuto il diritto a ricevere un indennizzo pensionistico, nella misura di 1600 euro ogni due mesi. Poca cosa, tutto sommato, a fronte del danno subito, ma anche di quel poco finora non si è vista l’ombra.
«Il Ministero appare più concentrato sull’equa riparazione, ovvero sulla liquidazione delle richieste di risarcimento di 100mila euro accolte per circa 200 pazienti grazie a una legge del 2014 - spiegano gli avvocati dello studio Ressa-Gatto di Ferrara che segue buona parte dei pazienti - Discorso diverso sono gli indennizzi, a cui il ministero non ha ottemperato nonostante le sentenze del Tribunale del Lavoro. I nostri assistiti stanno ancora aspettando il versamento degli arretrati e l’avvio dell’indennizzo. Alcuni sono creditori anche per 40-50mila nei confronti dello Stato».
Il Tar: il Ministero paghi
Risale addirittura al 2012 la sentenza che aveva riconosciuto l’indennizzo a un altro paziente, infettato al momento della nascita, assistito dall’avvocato Alessandra Caselli. E che, anno dopo anno, ha accumulato un credito di 90 mila euro. «Se è un privato a non pagare, scatta subito il pignoramento, con l’amministrazione pubblica non è così», commenta con amarezza il legale.
Ma a dare una strizzata d’orecchi allo Stato è intervenuto il Tar dell’Emilia Romagna, che con sentenza del 18 settembre scorso dà un ultimatum al Ministero: deve pagare entro 30 giorni.
Nella sentenza il Tribunale Amministrativo Regionale non manca di sottolineare «l’accertata, perdurante inadempienza del Ministero della Salute», e ordina «il pagamento dell’importo liquidato nella sentenza entro il termine di trenta giorni». Nel frattempo, è già stato nominato un Commissario ad acta che, passati i 30 giorni, avrà un altro mese di tempo per provvedere agli indennizzi. «I primi trenta giorni scadono tra una settimana, e ancora tutto tace», continua l’avvocato Caselli. «La sentenza del Tar ci dà speranze più che fondate di ottenere quanto ci spetta, ma abbiamo dovuto attendere anni, quando non avremmo dovuto aspettare nemmeno un minuto». —
Alessandra Mura
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