Porto d’armi negato per le frizioni col vicino e riconquistato al Tar
ComacchioUna denuncia per minacce, legata a frizioni con un vicino di casa, in un condominio in cui le liti sono all’ordine del giorno. E’ bastato quel dato, reperibile a terminale, per spingere la...
Comacchio
Una denuncia per minacce, legata a frizioni con un vicino di casa, in un condominio in cui le liti sono all’ordine del giorno. E’ bastato quel dato, reperibile a terminale, per spingere la Questura a non concedere il rinnovo del porto d’armi per il fucile da caccia che Q.N., più che sessantenne, utilizza da una vita. Anche se nel frattempo la denuncia era stata ritirata. Una decisione dettata dalla prudenza.
Prudenza eccessiva, ha stabilito il Tar: «Se l’Amministrazione voleva valutare la fondatezza della querela ai fini di formulare un eventuale giudizio di sopravvenuta inaffidabilità nell’uso delle armi avrebbe dovuto procedere ad una delibazione (una verifica, ndr) anche sommaria del fatto», hanno argomentato i giudici amministrativi. Tanto più che se la Questura avesse preso informazioni, sarebbe emerso che il vicino aveva la denuncia facile.
ABUSO DIFENSIVO
I giudici amministrativi bolognese ne approfittano per mettere a fuoco un uso difensivo della discrezionalità amministrativa, che scivola nell’abuso. «L’autorità di polizia – si legge nella sentenza – in tutti i casi in cui si è verificato un episodio che in astratto potrebbe avere influenza sull’affidabilità, lo prende a fondamento del diniego senza operare alcun approfondimento perché non vuole correre il rischio che, se in futuro il richiedente l’autorizzazione commettesse atti rilevanti sul piano dell’affidabilità, qualcuno possa contestare che il provvedimento era stato favorevole nonostante, ad esempio come nel caso di specie, la querela».
Il porto d’armi del comacchiese va rinnovato. —
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