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Premiata dal Comune la scienziata russa Natalia Manzurova Il suo impegno a testimoniare la pericolosità delle radiazioni 

«Io, sopravvissuta al disastro di Chernobyl dedico la mia esistenza al disarmo nucleare»

Giovanna Corrieri
«Io, sopravvissuta al disastro di Chernobyl dedico la mia esistenza al disarmo nucleare»

LA TESTIMONIANZADopo aver ricevuto nei giorni scorsi il prestigioso Premio Internazionale Daniele Po, per la sua attività di informazione sui rischi a lungo termine di contaminazione radioattiva, la...

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LA TESTIMONIANZA

Dopo aver ricevuto nei giorni scorsi il prestigioso Premio Internazionale Daniele Po, per la sua attività di informazione sui rischi a lungo termine di contaminazione radioattiva, la scienziata russa Natalia Manzurova ha ricevuto, ieri, un secondo importante riconoscimento dal Comune, con l’assegnazione della targa ad honorem per l’impegno contro il disarmo nucleare e per la sua attività in supporto alle vittime. A consegnarla il vice sindaco Massimo Maisto, che si è visto omaggiare, a sua volta, di un piccolo quadro, raffigurante «un paesaggio russo, pacifico, con il cielo sereno, una rappresentazione ideale del mondo, di come questo dovrebbe essere, ha spiegato la scienziata.

Quel giorno di aprile a Chernobyl

Intensa e lucida la testimonianza di Natalia Manzurova che, nel 1986, quando accadde l’incidente di Cernobyl, venne chiamata per lavorare come ingegnere capo nel reparto di bonifica del terreno e del seppellimento e controllo dei rifiuti radioattivi, ricevendo lei stessa una forte dose di radiazioni. Durante la cerimonia ha sottolineato il suo impegno alla testimonianza: «Da molti anni studio le conseguenze delle radiazioni sulle persone e sull’ambiente e ho capito che l’atomo è una bestia potente che bisogna chiudere in gabbia e noi dobbiamo riunire tutte le nostre forze per far sì che non ne esca. Sono convinta che sia necessario portare ai giovani la mia testimonianza e insegnare alle persone cosa fare in caso di incidenti nucleari. Sono orgogliosa della sensibilità mostrata sul tema da parte del governo locale e, ormai, anche di quello russo, ma restano ancora tanti i problemi da affrontare».

generazioni perdute

In questi giorni le parole di Natalia Manzurova hanno raggiunto molti studenti ma anche docenti, cittadini e associazioni, grazie a una serie di incontri che l’hanno vista protagonista insieme a un’altra donna, Tatiana Stupina, testimone vivente della pericolosità delle radiazioni. Nel suo racconto, tutti i segni e le conseguenze del disastro: «A Cernobyl mi alzavo alle sei di mattina e lavoravo quindici ore. Allora non c’erano informazioni sulle radiazioni e non avevamo indumenti di sicurezza. Abbiamo scoperto sulla nostra pelle l’ “abbronzatura radioattiva”, il sangue che non coagulava più. Le donne partorivano figli malati e sterili. Così il nostro paese ha perso la generazione degli uomini uccisi dalle radiazioni e quella di figli che non sono mai nati» . —

Giovanna Corrieri

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