L’antica Clumbina torna a navigare Un sogno possibile solo con l’aiuto di tutti
il progettoNei suoi anni ruggenti è stata un burchio chioggiotto che solcava impavido il fiume Po, in quelli del tramonto è diventata un carro di carnevale con tanto di ruote posticce, il declino l’ha...
il progetto
Nei suoi anni ruggenti è stata un burchio chioggiotto che solcava impavido il fiume Po, in quelli del tramonto è diventata un carro di carnevale con tanto di ruote posticce, il declino l’ha vista “parcheggiata” sulla terraferma, nel cortile di un asilo e due anni fa, rimessa momentaneamente in acqua, è affondata nelle acque melmose del Primaro. Quante vite, per la “Clumbina”, una delle ultime imbarcazioni storiche superstiti, un burchio di dodici metri che porta il nome con cui i pescatori avevano ribattezzato lo storione. La Clumbina non ha solo tante storie da raccontare, ha anche occhi capaci di vedere quello che non è possibile osservare da terra: il nostro paesaggio, i nostri territori così come vengono restituiti dallo sguardo del fiume.
Ma l’abbandono della Clumbina sta per terminare. Acquistata da Antonio Antonioni, presidente dei Barcar ad Puatel la Clumbina era stata rimessa in fiume e dotata di motore, ma la sua rinascita si è interrotta quando, due anni fa, è affondata nelle acque del Primaro. Farla tornare a navigare, e trasformarla in un volano per il rilancio del turismo fluviale, è diventato ora l’obiettivo della Cooperativa Meeting Point, che a Ferrara svolge attività di accoglienza e inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso la gestione del ristorante La Casona. «È un sogno che stiamo coltivando - spiega Davide Schioppa, tra i promotori del progetto - Ma questo comporta delle spese e per questo abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi per poter coprire i costi di recupero della barca».
La Clumbina si trova ora in restauro alla Comunità la Ginestra, affidata alle cure di un “vecchio” falegname e di un meccanico che hanno lavorato al ripristino dello scafo e del motore, un VM 80 cavalli che era emerso dalle acque arrugginito e fuori uso, e che è stato smontato pezzo per pezzo, ripulito e sostituito nelle sue parti danneggiate. Nel corso di un anno, da quando l’imbarcazione è stata recuperata dal fondo del Primaro, sono stati spesi 3000 euro per rimetterla in sesto ed è quella la cifra che occorre mettere insieme entro il 27 novembre, per evitare che tutto il lavoro svolto finora venga vanificato.
Sì, perché il progetto va oltre il recupero della Clumbina, e investe il rilancio del turismo fluviale, in particolare il collegamento tra Ferrara e Valpagliaro, un luogo magico e suggestivo da scoprire con gite fuori porta. La Cooperativa ha già riaperto la trattoria Paradora di Formignana e poi sta chiedendo al Demanio gli immobili abbandonati per farne una accoglienza per i turisti che vi si recano in bici o in canoa o a piedi. L’idea è anche quella di ripristinare il mulino ad acqua con annesso un piccolo museo della storia dei quei luoghi.
La Clumbina è stato il tassello mancante del puzzle: «Abbiamo lavorato in tanti a trascinarla fuori dall’acqua, chi a ripulirla, chi a consolidare il fasciame, chi a ripassare la vetroresina dallo scafo. Poi la vernice, l’impianto elettrico e le luci - spiegano i promotori - Sembrava un miracolo, quasi una nascita dall’acqua. La prua è spuntata, piano piano, mentre il fango denso la riempiva fino all’orlo. Quando abbiamo cominciato a svuotarla è apparsa la scritta con il suo nome, e dopo mezza giornata di lavoro la Clumbina è tornata a galleggiare. Era sporca di fango ma la sua linea slanciata è inconfondibile: una barca chioggiotta a fondo piatto. L’abbiamo lasciata ad asciugare e siamo tornati il giorno dopo con un motoscafo per trainarla alla Darsena di Pontelagoscuro; è stata una crociera fantastica, con tre bambini a bordo siamo passati sotto i ponti della città e davanti alla Darsena di San Paolo e poi il Boicelli».
Da quella gita è passato un anno, e molto si è fatto da allora per permettere alla Clumbina di rimettere le ali. Ma per spiccare il volo ora serve il contributo di tutti. —
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