Una società maschilista che manda in tilt i più deboli «Si deve cambiare in fretta»
l’analisiLe denunce non sono state sufficienti a fermare uomini violenti e due donne (una a Copparo e una a Cento), a distanza di poche ore l’una dall’altra e in circostanze molto diverse sono...
l’analisi
Le denunce non sono state sufficienti a fermare uomini violenti e due donne (una a Copparo e una a Cento), a distanza di poche ore l’una dall’altra e in circostanze molto diverse sono arrivate a rischiare la vita. Entrambe avevano messo fine alla loro relazione dando così inizio al loro incubo, perseguitate dai loro ex compagni che sono arrivati a gesti estremi. Ma perché tutto questo? Cosa non funziona nel nostro sistema? Ad aiutare a capire, Alessandro Costantini psicoterapeuta di Ferrara.
l’analisi
Ogni storia ha naturalmente elementi a sé stanti e l’analisi deve essere attenta e approfondita. Ci sono però situazioni comuni che vedono vittima e carnefice, entrambe persone che hanno bisogno di aiuto seppur su piani completamente diversi.
«Sono uno psicologo, di legge mi occupo poco ma posso tranquillamente premettere che viviamo in un Paese dalla forti lacune, un Paese in cui le vittime non vengono sufficientemente tutelate e per i carnefici non ci sono le giuste misure: sono persone malate, vanno curate oltre che punite». Due persone si frequentano, si mettono insieme e poi si lasciano. E per qualcuno inizia l’incubo.
cosa scatta
«Generalmente sono gli uomini a portare avanti atteggiamenti persecutori molto forti – spiega Costantini – e questo perché viviamo in una società che è ancora molto indietro, con una cultura prevalentemente maschilista. La donna non può permettersi di prendere delle decisioni, di chiudere una storia, di dire “non ti voglio più” perché è il maschio che deve avere il potere. Parliamo di soggetti deboli, generalmente con problemi alle spalle che ritengono quindi di aver subito un danno e si sentono giustificati in ogni loro comportamento: “Mi hai fatto male ed è giusto fartela pagare”. Uomini in prevalenza, ma anche donne che non riescono ad accettare la fine della relazione».
la prevenzione
Una delle strade da percorrere «è quella della prevenzione e dell’educazione alla parità di genere: è ai bambini e agli adolescenti che dobbiamo fare attenzione, cercando di farli crescere nella cultura del rispetto perché da adulti non si debbano sentire n dovere di essere “superiori”, altrimenti chi è debole cade e diventa pericoloso». Ed è sempre Costantini a spiegare come «oggi ci si conosce poco. Le coppie diventano tali dopo pochi giorni, non c’è più quel periodo necessario di conoscenza che invece serve per fare emergere il reale carattere delle persone. Oggi bisogna per forza avere un compagno o una compagna, bisogna per forza vivere insieme e per forza fare dei figli. Niente invece è per forza». Infine, «mancano dei centri in grado di guidare, di aiutare, di dare supporto. E il carcere per certi soggetti non è sufficiente, serve anche un percorso mirato e studiato sul singolo individuo, altrimenti le vittime continueranno a restare vittime». —
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