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I numeri di un progetto di assistenza targato “Centro Donna Giustizia” La referente Borghi: si lasciano alle spalle umiliazioni, ricatti e botte 

In fuga dalla violenza e dalla famiglia-trappola L’anno scorso 273 donne hanno chiesto aiuto

Gi.Ca.
In fuga dalla violenza e dalla famiglia-trappola L’anno scorso 273 donne hanno chiesto aiuto

le statistiche«Alcune telefonano, altre arrivano qui direttamente dal pronto soccorso e portano addosso, ancora evidenti, i segni della violenza». La psicologa Monica Borghi, referente del progetto...

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le statistiche

«Alcune telefonano, altre arrivano qui direttamente dal pronto soccorso e portano addosso, ancora evidenti, i segni della violenza». La psicologa Monica Borghi, referente del progetto “Uscire dalla violenza”, del Centro Donna Giustizia, ne ha viste e incontrate a centinaia. Sono donne, racconta la psicologa, che hanno visto sfociare la loro vita familiare in un calvario che poi le ha spinte a bussare alla porta del sodalizio per cercare un riparo e un’occasione per ricostruire la propria vita e quella dei propri figli.

un Trend in aumento

I numeri sono in crescita, e non solo perché l’associazione ha riaperto gli sportelli nel basso ferrarese, sottolinea Borghi. «Nel 2015 le donne che erano state prese in carico dal progetto “Uscire dalla violenza” erano 230, nel 2016 sono salite a 256, l’anno dopo ancora, a 273 - riepiloga la referente del centro ferrarese - e a confermare che nel 2018 si potrebbe registrare un ulteriore incremento ci sono i numeri del primo semestre: siamo stati contattati infatti da 174 donne, 11 in più rispetto allo stesso periodo del 2017». Lo stillicidio dei maltrattamenti, che possono assumere forme e graduazioni diverse, fino a sconfinare in vere e proprie aggressioni fisiche, di solito si consuma tra le mura domestiche e il più delle volte è una combinazione di pressioni, umiliazioni, minacce, persecuzioni, sopraffazioni che si sommano e fanno di ogni storia una vicenda a sè: la violenza psicologica (presente in 254 casi nel 2017), quella fisica (in 188), economica (in 142), lo stalking (in 58), la prevaricazione sessuale (in 31).

il destino dei figli

Le cifre delineano un quadro nel quale la richiesta di aiuto scaturisce da una situazione che si protrae nel tempo, «anche per anni - rimarca Monica Borghi - e nella quale i figli assumono un ruolo preciso: pretesti che puntano a scoraggiare la vittima, a indurla a desistere, a non chiedere aiuto all’esterno. Sulla testa dei figli si consumano veri e propri ricatti - aggiunge Borghi - che prospettano sempre lo stesso esito: “Te li porto via”». I bimbi che nel 2017 hanno assistito ai contrasti fra i genitori sono stati 199 su un totale di 343, mentre il 70% delle donne che si sono rivolte al centro “Donna Giustizia” hanno figli che sono stati in qualche modo coinvolti dalle ostilità familiari.

Legami che vanno in frantumi

Nel 2017 gli autori di violenze sulle donne - tra i 273 episodi finiti nel registro del progetto ferrarese - sono stati in 107 casi i coniugi, i conviventi in 44 e gli ex coniugi o ex conviventi in 52. È quindi la famiglia l’incubatrice di comportamenti che si modificano nel tempo fino a spezzare modelli di relazione apparentemente solidi, che risentono anche di limiti e condizionamenti culturali.

«Quante volte - commenta la coordinatrice del progetto - sentiamo dire al marito o al convivente: “No, quella non era violenza”. Non si riconosce di aver superato un limite».

L’anno scorso sono state 173 le donne italiane accolte dal progetto, poco più di un centinaio quelle straniere. Anche gli uomini italiani, accusati di violenze da mogli o compagne, sono in maggioranza (182 nel 2017) rispetto ai mariti, conviventi ed “ex” immigrati. L’obiettivo del progetto «è interrompere il ciclo della violenza - conclude Borghi - e cercare di accompagnare verso una nuova normalità la donna che vuole lasciarsi alle spalle un passato terribile ma che ora cerca sicurezza e serenità. L’assistenza è garantita da figure professionali e dalla collaborazione con altri soggetti come le forze dell’ordine». Il progetto risponde a questi numeri di telefono: 0532/247440 e 0532/410335. —

Gi.Ca.

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