Scuola al centro dell’integrazione Un modello che funziona
Vent’anni fa l’emergenza Il sindaco: «Puntato tutto sulla istruzione ad ogni livello» Mensa, c’è chi non paga «Ma i bambini mangiano»
Il Comune di Portomaggiore è tra le realtà della provincia che ospita il maggior numero di cittadini stranieri. E lo fa da circa vent’anni, mettendo in atto ma anche sperimentando nel tempo modelli in grado di sostenere e promuovere l’integrazione, «unica via possibile» secondo il sindaco Nicola Minarelli.
La scuola ha avuto ed ha un ruolo fondamentale. «Nel 2017 la popolazione complessiva che ha frequentato le scuole pubbliche è stata di 1.043 alunni - fa presente il sindaco dati alla mano - dal nido alle superiori hanno frequentato 690 ragazzi italiani e 353 stranieri». La percentuale è dunque del 33,8% con dei picchi molto alti nelle scuole elementari e medie che si abbassano alle superiori e sono praticamente nulli all’asilo nido, dove non ci sono bambini stranieri.
«Abbiamo avuto anni con percentuali molto più alte - va avanti il primo cittadino - Ora anche gli stranieri fanno meno figli, le donne hanno iniziato a lavorare e il flusso è comunque diminuito. In tanti si sono anche trasferiti ed è tutto in evoluzione, come è normale che sia».
Anche Portomaggiore può essere dunque considerato un modello, un luogo dove sono arrivate centinaia di persone in più in pochissimo tempo da realtà profondamente diverse e che per la maggior parte non conoscevano lingua e costumi. «Non è stata una passeggiata - specifica Minarelli - e tante difficoltà ci sono ancora ma siamo arrivati ad un livello di integrazione alto, con le nuove generazioni, tanto di italiani che stranieri, che hanno in molti casi cancellato le differenze.
Quando gli amministratori si sono trovati davanti all’emergenza, hanno dovuto capire come affrontarla nel più breve tempo possibile. «Abbiamo puntato tutto sulla scuola, tanto per i bambini quanto per gli adulti - aggiunge il sindaco - cercando di essere inflessibili sul pagamento dei servizi ma mai negandoli a nessuno, ed in particolar modo ai bambini». Insomma, se i genitori non pagano è giusto fare di tutto per recuperare le morosità ma i bambini devono poter usufruire sempre della mensa così come dei trasporti.
Ma pagano tutti? «Macché, magari - risponde uno sconsolato Minarelli - Quest’anno abbiamo cambiato metodo e abbiamo puntato sul prepagato, ancora è presto per vere dei dati ma speriamo vada meglio degli anni passati». I genitori spesso non versano quanto dovrebbero per i pasti e il bus, «ma non sono solo gli stranieri, sia ben chiaro. Soprattutto per quanto riguarda la mensa, le percentuali di morosità sono abbastanza vicine, inspiegabilmente visto anche i costi, c’è chi non paga». Per quel che concerne i trasporti «in questo caso la percentuale di stranieri che non partecipa è più alta. Stiamo cercando di arrivare a tutti e recuperare i pagamenti». In fine, «a Portomaggiore nessun bambini resterà mai senza pasto e nessun bambini tornerà a casa a piedi. I genitori, quello sì, dovranno invece pagare i servizi». —
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