Fusione Fondazioni Roma può rilanciare e c’è l’ipotesi Cento
I divieti governativi superati dal rinnovo del Cda romano L’alternativa è il progetto territoriale. Ma i tempi sono ridotti
Si apre uno spiraglio per il salvataggio di Fondazione Carife ma il tempo è diventato il peggior nemico di questa operazione. Risulta infatti che i vertici della Fondazione Roma, candidata a fondersi con Palazzo Crema salvando così l’ente ferrarese dalla liquidazione, abbiano ottemperato al diktat del ministero del Tesoro, rinnovando nei giorni scorsi il Consiglio di amministrazione in scadenza. La condizione di proroga degli organi dirigenti, «in violazione della legge» secondo via XX Settembre, è stato infatti indicato nel parere del direttore generale Alessandro Rivera come l’elemento ostativo a concedere il semaforo verde alla fusione, che di fatto avrebbe tenuto ancora in sella, dopo 23 anni, lo storico presidente romano Emmanuele Emanuele.
Ancora incognite
In realtà non ci sono state comunicazioni ufficiali né sui nuovi componenti del Consiglio né sul nuovo presidente, il che fa quantomeno ritardare la presa in carico del dossier Carife. Il nuovo Cda dovrebbe anzitutto dare continuità alla proposta di Emanuele, che si sostanziava nella nascita di un nuovo ente frutto della fusione tra le due Fondazioni, e nella messa a disposizione per i ferraresi di un milione di euro l’anno per gli interventi sul territorio. In caso, bisognerebbe poi riallestire l’operazione e ottenere appunto l’autorizzazione del ministero, passaggi che non si effettuano in pochi giorni.
il tempo stringe
Il fatto è che di tempo a Palazzo Crema ne hanno sempre di meno, in quanto gli amministratori della Fondazione sono alle prese con la redazione di un bilancio preventivo 2019, da approvare per legge entro fine mese, a dir poco complicato. Si sblocca infatti in questi mesi la rata del mutuo Bper per l’acquisto dal Comune dello stesso Palazzo Crema, che si aggira sui 400mila euro. La Fondazione, come noto, non dispone più di significative entrate proprie, dopo l’azzeramento della partecipazione in Carife, e non può far fronte a questa scadenza. Evitare di mettere nero su bianco un bilancio da liquidazione, quindi, sembra complicato in assenza di una fusione, come del resto aveva riconosciuto il presidente Riccardo Maiarelli con la lettera di richiesta d’aiuto a tutte le Fondazioni, l’estate scorsa. L’unica a rispondere fu appunto Roma, poi bloccata dal ministero, e siamo ancora a quel punto. Alla fine della scorsa settimana Maiarelli è andato in via XX Settembre, per capire quali margini vi siano per lavorare ancora alla fusione.
Ipotesi Cento
In queste ore circola anche l’ipotesi che Fondazione Caricento stia prendendo in considerazione lo scenario di una fusione con Ferrara, che fino a poco tempo fa era stata esclusa anche perché i centesi sono impegnati nella trattativa con Popsondrio per la cessione della banca. Le difficoltà incontrate in quest’ultima operazione potrebbero avere un ruolo importante. —
Stefano Ciervo
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google