Un proiettile sparato contro la finestra Paura per il direttore dell’associazione Viale K
il casoHa trapassato la zanzariera, il vetro e la tenda, ha raggiunto l’armadio per poi finire sul pavimento. Un minuscolo pallino di acciaio che avrebbe potuto provocare conseguenze devastanti se...
il caso
Ha trapassato la zanzariera, il vetro e la tenda, ha raggiunto l’armadio per poi finire sul pavimento. Un minuscolo pallino di acciaio che avrebbe potuto provocare conseguenze devastanti se avesse colpito chi in quel momento si trovava nella stanza. Ha rischiato grosso, Raffaele Rinaldi, direttore dell’associazione Viale K che dal 1992 si occupa di assistenza ai bisognosi. E ha rischiato anche una delle sue figlie, che solo pochi minuti prima era andata dal papà a chiedergli se poteva portare fuori il gatto.
Per un pugno di centimetri
Era un tranquillo sabato mattina, l’altroieri poco prima di mezzogiorno, e Rinaldi stava leggendo in casa sua, per sua fortuna seduto vicino al muro e non alla finestra. «Pochi secondi prima avevo sentito qualche ticchettìo alla finestra, ma credevo che fosse uno dei vicini che stava tagliando l’erba e magari qualche sassolino finito sotto le lame era schizzato in alto. Il tempo di formulare questo pensiero e ho sentito il vetro rompersi. Non riuscivo a capire. Poi per terra ho visto una pallina di acciaio: questione di centimetri, e sarei stato colpito. Mi sono affacciato alla finestra, ma il cortile era deserto. Il mio vicino che si trovava sul ballatoio di fronte mi ha detto di non aver visto nulla. Poi ho chiamato la polizia».
Rinaldi abita in viale Krasnodar, in un grande condominio in cui vivono decine di famiglie e circondato da un muretto basso. Il suo appartamento si trova al secondo piano e il proiettile, come ha riscontrato anche la polizia di Stato nel corso del sopralluogo di sabato mattina, ha percorso una traiettoria dal basso verso l’alto. «In cortile non c’era nessuno. L’ipotesi più probabile è che il colpo sia partito dalla strada, subito al di là del muretto, che del resto è molto basso», prosegue Rinaldi, che ieri mattina si è presentato in Questura per sporgere denuncia contro ignoti.
«Mi rifiuto di pensare che si sia trattato di un gesto intimidatorio legato alla mia attività di direttore di Viale K, e non voglio passare per una vittima – aggiunge – Voglio sperare che sia stata una ragazzata da parte di qualcuno non consapevole del danno che avrebbe potuto causare. Ma è anche vero che gli inquirenti mi hanno detto di non scartare alcuna ipotesi».
Il proiettile potrebbe essere stato scagliato o con una fionda o con un’arma ad aria compressa, e molto dipende dal diametro del pallino, che è stato sequestrato. Non un proiettile da caccia, che si sarebbe deformato, ma una sfera di acciaio che se lanciata con una fionda professionale può avere forza sufficiente a percorrere alcune decine di metri e bucare il vetro, come ha fatto. Ma il proiettile potrebbe essere stato sparato anche da una carabina ad aria compressa, se di 4, 5 millimetri di diametro, o con un fucile di tipo Flobert, se il diametro è di 6 millimetri. Tutte strade al vaglio degli inquirenti, che ieri hanno raccolto la denuncia. «Come ho spiegato anche alla polizia – sottolinea Rinaldi – non ho mai avuto problemi con i vicini, vado d’accordo con tutti. All’associazione Viale K siamo aperti all’accoglienza, nei confronti di tutti, italiani e stranieri, senza guardare alla nazionalità o al colore della pelle, e la nostra prima volontà è quella di non negare mai un aiuto che ci viene richiesto, con le risorse che abbiamo a disposizione».
Dalla commozione allo sdegno
La sera prima, sulla sua pagina Facebook, Rinaldi aveva raccontato una piccola grande storia di umanità, il soccorso offerto a una persona affamata da parte dei «cattivi, quelli di Viale K, i poveri, quelli che prima erano il degrado, che prendono la seggiola per lenire la stanchezza dell’ospite inatteso e dividono quello che hanno in frigo senza chiedermi chi è, chi non è, da dove viene, senza dirmi di mandarla in mensa perché in comunità ce n’è solo per loro, senza rimproverarmi il “prima noi”».
Meno di ventiquattr’ore dopo, un proiettile ha trapassato la sua finestra. Decine e decine le manifestazioni di affetto, solidarietà e vicinanza che ieri hanno riempito la sua pagina Facebook, ma anche di sdegno e preoccupazione per un gesto in cui molti non hanno potuto non vedere una vera e propria intimidazione, un avvertimento. «Voglio credere a una ragazzata - replica Rinaldi con prudenza - Ma se così non fosse vuol dire che siamo proprio alla frutta». —
Alessandra Mura
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