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L’omaggio agli anni Novanta firmato Ermanno Giovanardi

Samuele Govoni
L’omaggio agli anni Novanta firmato Ermanno Giovanardi

L’ex La Crus stasera a Ferrara insieme a Cristina Donà nell’ambito di Reazione K vol. 2 In programma le canzoni che hanno segnato un decennio

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FERRARA. Parte da un soggiorno, da una chitarra acustica e da una scatola da scarpe usata a mo’ di batteria la nuova avventura solista di Mauro Ermanno Giovanardi (ex La Crus). La mia generazione, questo il titolo del quinto album in studio solista uscito per Warner Music Italia, non è né un disco di inediti, né un disco di cover: è un omaggio sincero di un artista ad una delle stagioni più rivoluzionarie della musica italiana: gli anni Novanta. Questa sera Giovanardi sarà a Ferrara nell’ambito di “Reazione K vol. 2” e con lui sul palco ci sarà anche Cristina Donà. Sarà molto più di un “remember”, di un #backto90s, sarà il racconto attualizzato di anni che resteranno indelebili.

Giovanardi, quando è nata l’idea di questo disco?

«Era un po’ che pensavo a La mia generazione. Volevo rendere omaggio a una stagione rivoluzionarla e volevo farlo in maniera onesta, senza retorica. Ho messo a disposizione la mia voce e la mia esperienza per raccontare quegli anni».

Perché è stata una stagione rivoluzionaria?

«Perché gruppi come Marlene Kuntz, Afterhours, Sangue Misto hanno compreso quanto fosse importante farsi capire da chi era in prima fila. Ci mancavano i testi in italiano e ci piacevano generi musicali che arrivavano da fuori, la grande sfida è stata scrivere nella nostra lingua senza rinunciare a quelle sonorità potenti che arrivavano da lontano. È stato un momento magico e dalle nostre scelte si sono poi gettate le basi per l’indie degli anni 2000 e per l’hip-hop».

Questo però non è semplicemente un disco di cover.

«Avrei potuto incidere un album di cover in sei mesi e invece ho lavorato al progetto per più di un anno, partendo dal mio soggiorno con una chitarra e una scatola da scarpe. Volevo sentire le canzoni cucite addosso. Ho rispettato i brani originali ma gli ho dato nuova vita, li ho spostati nel mio immaginario, nel mio universo».

Dieci anni fa usciva l’ultimo disco dei La Crus. È finita per sempre?

«Per quanto mi riguarda sì. Le reunion non mi piacciono, non mi sono mai piaciute e mi mettono tristezza. A Sanremo nel 2011 siamo andati ma c’eravamo già sciolti. I grandi amori non meritano mediocrità e lo stesso vale per i La Crus; voglio ricordarli così, come una cosa bella ma finita». —


 

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