La Regione vuole suoi professori ma su “comando” Sindacati in allerta
L’assessore Bianchi: non saranno nostri dipendenti La Cgil: no a differenze di organico o di soldi tra territori
La regionalizzazione della scuola non è la strada imboccata dall’Emilia Romagna per rendere più flessibile il sistema dell’istruzione. Gli insegnanti ferraresi, quindi, resteranno in capo allo Stato ma la trattativa in corso sull’autonomia regionale dovrebbe portare ad una gestione autonoma del personale, attraverso il meccanismo del comando.
Esempi da non seguire
Il tema è stato rilanciato dal ministro all’Istruzione, Marco Bussetti, che ha aperto alle richieste delle Regioni Veneto e Lombardia sull’autonomia scolastica, che contiene il passaggio di professori e presidi alle dipendenze dirette delle Regioni. Una rivoluzione non da poco, con dirette ripercussioni sul meccanismo nazionale dei trasferimenti e, potenzialmente, sui trattamenti economici. «Non intendiamo seguire questo esempio - è netta la valutazione dell’assessore regionale all’Istruzione, Patrizio Bianchi - La scelta che abbiamo fatto, e che porteremo avanti nei prossimi mesi, è quella di contribuire a mantenere gli ordinamenti e i requisiti minimi in tutto il Paese: i professori devono rimanere dipendenti dello Stato, con mobilità su tutto il territorio nazionale. La nostra impostazione, che già venne discussa ai tempi del ministro Gelmini, è che poi questi dipendenti assegnati all’Emilia Romagna vengano attribuiti con l’istituto del comando alla Regione, attraverso l’Ufficio scolastico regionale. Il vero nodo restano comunque le risorse, che il governo non sembra intenzionato ad aumentare».
Mai più itis-itip
Il principio caro a Bianchi è quindi che «non possono avere statuto giudirico diverso persone che fanno lo stesso mestiere», con l’intento di non ripetere esperienze come quelle degli istituti tecnici provinciale, l’Itip, e statale, Itis: «Non intendiamo tornare indietro. Altra cosa è darci la possibilità di una programmazione regionale del personale».
Sindacato sulle barricate
L’operazione-autonomia sulla scuola, in ogni caso, ha già addosso gli occhi del sindacato. Due giorni fa, a margine del congresso provinciale Cgil, è stato approvato un documento che boccia senza appello ogni forma di differenziazione scolastica: «La nostra contrarietà alla regionalizzazione delle insegnanti ha un motivo ben preciso - spiega Hania Cattani, segretario Flc Cgil - La Costituzione garantisce identici livelli d’istruzione in tutto il Paese: consentendo all’Emilia Romagna o alla Lombardia di avere una differente dotazione di organico o di fondi per la scuola si romperebbe questo equilibrio fondamentale». Sulla posizione specifica emiliana, cioè la richiesta di comando invece della regionalizzazione, la Cgil si riserva di «approfondire, bisogna capire quali conseguenze avrebbe in concreto l’applicazione di questo meccanismo». Scudi ben alzati, in ogni caso. —
Stefano Ciervo
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