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POGGIO RENATICO 

Niagara, il carabiniere ci ricasca: arrestato dalla Dda della capitale

Niagara, il carabiniere ci ricasca: arrestato dalla Dda della capitale

Amatiello era stato condannato per tentata concussione Nuova accusa a Roma: avvertiva imprenditori indagati

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POGGIO RENATICO

Su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma sono state arrestate 6 persone, tra cui anche 4 carabinieri. Nei loro confronti si contestano, a seconda delle posizioni, i reati di traffico illecito di rifiuti, corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e accesso abusivo a un sistema informatico.

Uno dei carabinieri arrestati è il luogotenente Sergio Amatiello, 54 anni, già in servizio al Nucleo Operativo Ecologico di Bologna, ma da tempo sospeso dal servizio per una precedente vicenda penale, che lo ha visto condannato in via definitiva nel 2017 per tentata concussione. Si tratta della vicenda Niagara, azienda di Poggio Renatico anch’essa operante nello smaltimento di rifiuti industriali.

IL PROCESSO NIAGARA

La vicenda della Niagara è arrivata alla sua conclusione giudiziaria dieci anni dopo i fatti contestati. Sono diventate tutte definitive le condanne a carico dei carabinieri del Noe, i marescialli Sergio Amatiello e Vito Tufariello, e dell’imprenditore Marco Varsallona. Lo scorso aprile la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei difensori del maresciallo Amatiello e confermato la condanna a un anno e 8 mesi stabilita dalla Corte di Appello di Bologna. I due militari erano accusati di tentata concussione, per aver chiesto a Mauro Carretta, titolare della ditta di smaltimento rifiuti industriali Niagara di Poggio Renatico tra i 20 e i 40mila euro, per ammorbidire le conclusioni di una informativa diretta alla procura.

A Varsallona la procura contestava un ruolo di intermediario. Carretta, però, non aveva ceduto e, attraverso l’avvocato Fabio Anselmo, aveva sporto denuncia, facendo partire le indagini. Il processo di primo grado si era concluso con una triplice condanna: 2 anni e 2 mesi per Amatiello e Varsallona, 2 anni e 4 mesi a Tufariello, accusato anche di rivelazione di segreto d’ufficio. Nel 2013 la Corte d’Appello aveva ridotto le condanne a Tufariello e Varsallona rispettivamente a 1 anno e 10 mesi e 1 anno e 8 mesi e aveva assolto Amatiello. Sia il pg che l’avvocato Anselmo, avevano fatto ricorso in Cassazione che nel 2016 aveva annullato l’assoluzione e confermato le altre due condanne.

Nel 2017 il secondo processo d’Appello aveva condannato Amatiello a 1 anno e 8 mesi. Ne era seguito un ricorso in Cassazione da parte dei legali del militare, gli avvocati Coppi e Zanotti, ricorso respinto e condanna, questa volta definitiva, confermata dalla Suprema Corte.

NUOVE INDAGINI

Ora le nuove indagini, partite nel 2017, coordinate dalla Dda della Capitale e seguite dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico. Secondo l’impianto accusatorio i quattro militari dell’Arma, dietro compensi in denaro e altre utilità, si sarebbero adoperati ripetutamente per fornire agli imprenditori indagati notizie riguardanti le attività di polizia giudiziaria in corso.

L’indagine era stata avviata in relazione all’attività di una serie di aziende di autodemolizioni, che omettevano di bonificare le carcasse dei veicoli rottamati prima di conferirli alle altre ditte della filiera. In base alle verifiche degli inquirenti, i mezzi non venivano privati dei materiali e delle sostanze inquinanti e, una volta compattati, era attribuito un codice di classificazione che indicava un rifiuto “trattato e idoneo”, quando in realtà non lo era. L’indagine si è concentrata sulla società Italferro srl di Bologna, che trattava 30mila tonnellate annue. L’arresto è scattato nei confronti di un 68enne imprenditore di Bologna e del figlio di 47 anni, titolari della Italferro.

STIPENDIO IN NERO

Il luogotenente Amatiello fungeva da stretto collaboratore dei titolari della Italferro, tanto da essere stipendiato in nero. Il militare si avvaleva dell’amicizia di altri due sottufficiali dell’Arma, uno impiegato presso il Comando Tutela Ambientale di Roma e l’altro al Comando Provinciale di Catania. Da quest’ultimo, a sua volta in rapporti con un altro collega del Comando Tutela Ambientale di Roma, aveva informazioni sullo stato delle indagini dietro adeguato compenso.

Sono state poi denunciate a piede libero sei persone, tra cui un magistrato in pensione, che faceva il presidente del consiglio di amministrazione della società capofila degli imprenditori indagati, e un altro luogotenente dell’Arma in servizio al Noe di Bologna. —

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