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Barriere architettoniche Il progetto per abbatterle

Lauro Casoni
Barriere architettoniche Il progetto per abbatterle

Ripartono gli aggiornamenti dei piani di eliminazione degli ostacoli Dopo 20 anni il documento cartaceo lascia spazio al digitale con seimila schede

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Ripartono gli aggiornamenti dei Peba – piani di eliminazione delle barriere architettoniche – strumenti “obbligatori per legge”, ma fermi dal 1992.

“I Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche - spiega Fausto Bertoncelli, referente dell’ufficio comunale Benessere Ambientale - sono gli strumenti in grado di monitorare, progettare e pianificare interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli spazi urbani per tutti i cittadini».

La classificazione

Introdotti nel 1986, sono lo strumento individuato dalla nostra normativa per monitorare e superare le barriere architettoniche. Il Piano, di cui ogni comune dovrebbe già essersi dotato – cosa che purtroppo non rispecchia la realtà - è teso a rilevare e classificare tutte le barriere architettoniche presenti in un’area circoscritta e può riguardare porzioni di spazi pubblici urbani (strade, piazze, parchi, giardini, elementi arredo urbano).

Il piano deve poter individuare anche le proposte progettuali di massima per l’eliminazione delle barriere presenti e fare la stima dei costi: i Peba, infatti, non sono solo uno strumento di monitoraggio, ma anche di pianificazione e coordinamento sugli interventi per l’accessibilità poiché comportano una previsione del tipo di soluzione da apportare per ciascuna barriera rilevata, i relativi costi, la priorità di intervento.

«Nel 1992 il Comune di Ferrara - sottolinea Aldo Modonesi, ha elaborato un Peba carteceo non più attuale e ha necessità di essere aggiornato nei contenuti e nella tecnologia, per poter essere inserito negli strumenti di lavoro attuali che ne consentano una condivisione, monitoraggio e controllo a più servizi».

«Una volta individuati i punti critici - spiega Leris Fantini, responsabile della associazione temporanea di impresa che sta realizzando il Peba, verrà attribuito ad ognuno una posizione geografica (georeferenziazione) per poterlo monitorare sul web, e assegnato una stima del costo di intervento. Per punti critici si intende: la larghezza dei marciapiedi, la pendenza trasversale e longitudinale degli stessi, la presenza di gradini e la loro altezza tra la quota stradale e la rampa di accesso al marciapiede, la presenza di attraversamento pedonale in corrispondenza della rampa di accesso al marciapiedi, di segnaletica verticale , di pali illuminazione, ecc.

Questo materiale verrà messo a disposizione di tutti gli uffici tecnici affinché, ciascuno per la propria competenza, provveda attraverso la manutenzione ordinaria e straordinaria alla loro eliminazione. All’Ufficio Benessere Ambientale spetterà il compito di monitorare l’applicazione e lo sviluppo delle azioni necessarie al suo completamento.

ManualI operativi

Contemporaneamente verranno realizzati dei manuali operativi in cui verranno illustrate le modalità operative e tecniche con cui le opere devono essere realizzate, affinché anche al di fuori dell’area di intervento in situazioni simili si intervenga eliminando le barriere architettoniche e soprattutto non realizzandone delle nuove.

«Dopo più di 20 anni - conclude Fantini, - il documento cartaceo lascerà spazio alla versione “digitalizzata e dinamica gestibile dagli uffici di competenza”, saranno create circa seimila schede, ognuna delle quali sarà definita mettendo insieme 120 voci di elementi di criticità, al ritmo di circa cento schede al giorno si ritiene di chiudere il censimento dentro le mura della città, per la fine del mese di marzo 2019 quelle al di fuori della cinta muraria». —

Lauro Casoni

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