«Hanno buttato i ricordi di una comunità» Scambio di accuse fra ex dirigenti del calcio
il casoSi può essere sconfitti. Da un nemico, magari persino dalla storia, o dalla vita. Ma ciò che proprio non si può perdere, e che non può essere assolutamente portato via, è la memoria. E parlano...
il caso
Si può essere sconfitti. Da un nemico, magari persino dalla storia, o dalla vita. Ma ciò che proprio non si può perdere, e che non può essere assolutamente portato via, è la memoria. E parlano di memoria, di ricordi, di impegno, un gruppo di ex dirigenti del glorioso Ac Masi Torello, una delle società più importanti della provincia, per molti anni. La diatriba con l’ex dirigenza del Masi 2013 (sorto sulle ceneri del vecchio club e sparito la scorsa estate, confluito nel Masi Torello Voghiera) è di questo periodo ma, forse, è cominciata proprio quando il Masi 2013 prese in gestione lo stadio “Villani”.
la protesta
Il gruppo di ex dirigenti fede in prima linera Roberto Barbini, per anni presidente del Masi, poi Sebastiano Cinosi, Giuseppe “William” Vancini, Carlo Malisardi (figlio del compianto segretario Pino) e Paolo “Francesco” Maestri. L'intenzione è rivendicare la storia del Masi Torello.
«Quando, in estate, hanno realizzato la fusione con il Gualdo Voghiera, il direttore generale Quarella, persona squisita, ci chiese dove fossero finiti tutti i trofei del vecchio Ac Masi Torello - spiega Vancini -; noi cademmo dalle nuvole. Per noi gagliardetti, coppe, targhe e tutto il resto erano conservati nella sede, allo stadio, affidati alla nuova società, Masi 2013».
Allora, appunto nel 2013, fu cambiata la serratura, ma grazie all’interessamento della nuova società, gli ex dirigenti hanno potuto entrare in sede e controllare. «Cosa abbiamo trovato? Il nulla: i gagliardetti buttati alla rinfusa in uno scatolone ( ma manca quello della Spal di Galeone), tutte le foto tolte dalle cornici e buttate in altri scatoloni, rovinate dai topi. E le coppe? Altri scatoloni, e non ci si sono tutte: sono rimaste la Coppa Emilia di Prima categoria dell’89-’90 e quella del campionato di Prima del 2007-2008. Ci sono un po’ di coppe e targhe da tornei estivi e basta. Manca la storia».
«Eravamo anche 50 soci. Certo, alcuni sono morti, ma siamo stati l’espressione del paese intero», fa notare Barbini. Ma la serie i doglianze non finisce qui: «Hanno tolto la targa che ringraziava i cittadini per aver costruito questo edificio». E poi il tabellone. «L’avevo costruito io - dice Cinosi -, serviva per le tombole alla festa del Toro, ma anche ad Avis e asilo. Era grande, solido e costoso, per spostarlo servivano quattro persone e un veicolo robusto. L’ultima volta l’avrebbero visto in discarica».
il sindaco
Nella vicenda è stato subito coinvolto il primo cittadino Riccardo Bizzarri, che ha incontrato gli ex dirigenti. «Erano arrabbiati, ho spiegato loro che era inutile scannarsi con gli altri dirigenti. La soluzione utile, secondo me, è quella organizzare un evento speciale durante una partita casalinga della nuova squadra. Recuperate le coppe, si possono mostrare, insieme alle foto, per una bella festa di paese tutti uniti. Gli ex dirigenti parevano felici dell’idea, invece no, ma credo che alla base ci siano questioni personali, che non ha senso rendere pubbliche. Il Masi 2013 non ha colpe, forse l’unica di non aver partecipato ad un primo incontro con questi ex dirigenti, ma troveremo una soluzione».
“l’imputato”
Quando si parla di Masi 2013, il rappresentante è l’ex presidente (ed ex capitano dell’Ac) Matteo Borghi, ora vicepresidente nella nuova società che gestisce il campo. «Quando è nato il Masi 2013 - spiega -, abbiamo ripulito, verniciato e sistemato il pavimento della sede, era distrutta. Tutte le cose della vecchia società le abbiamo messe in un magazzino e lo abbiamo spiegato ai nostri predecessori, non alle persone che protestano ora, perché alcune sono fuori dal calcio da decenni e altre non hanno mai fatto parte del Masi. Nessun ricordo è stato buttato, solo abbiamo messo nella sede le nostre cose. Il sindaco Bizzarri ha proposto di fare questa iniziativa fra primo e secondo tempo, noi siamo d’accordo. Ma qualcuno è venuto subito a dipingere l’attuale sede, coprendo il simbolo del Masi 2013. Per carità, andava fatto, ma non da persone che non fanno parte della nuova società. Non sono questi i modi per avere un rapporto». —
Davide Bonesi
Alessandro Bassi
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