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Igor in video dalla Spagna «No al processo pubblico»

Daniele Predieri ;
Igor in video dalla Spagna «No al processo pubblico»

In aula le accuse dei figli di Valerio Verri, la guardia ecologica uccisa nel Mezzano  «Lo Stato oggi si è dimenticato di noi, forse perché Igor non ha la pelle nera»

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Risponde appena a monosillabi: «Sì», «No», «Certo». Lui, il killer spietato che si faceva i selfie con pistola in pugno, che ha fatto della sua propaganda da Rambo un’altra potente arma tra le sue, nega a tutti di poterlo riprendere, vedere, come era stato chiesto dai giornalisti e sibila una sola frase: «Non voglio un processo pubblico». Lo dice senza espressioni sul viso, mentre siede nella stanza del carcere di Zuera di Saragozza, in Spagna.

Voce e immagine in video

Voce e immagine arrivano in video conferenza a Bologna, dove viene processato per gli omicidi di Valerio Verri e Davide Fabbri. E per aver tentato anche di uccidere Marco Ravaglia. L’immagine dell’imputato Feher Norbert, alias Vaclavic Igor, viene proiettata sullo schermo al fianco del giudice Alberto Ziroldi che non ha ampie scelte giudiziarie se non quella dell’ergastolo. Oppure, come chiesto ieri mattina dal suo legale, il giudice dovrà valutare se ordinare una perizia psichiatrica, per valutare la seminfermità di Igor il russo. Mentre uccideva, incuteva terrore, cambiava la vita di tanti, non certo in meglio.

Una di queste vite, trasformate, è quella di Francesca Verri, la figlia di Valerio, la guardia ecologica uccisa da Igor: «Siamo qui perché ha ucciso nostro padre, perché il suo assassinio si poteva evitare. Siamo qui per assistere a un processo in tv perché lo Stato non è riuscito a prenderlo e ha fatto altre vittime in Spagna». Non si ferma qui, va oltre Francesca, agli organi dello Stato, a chi lo rappresentava: «Allora, dopo la morte di papà, il ministro Minniti ci fu comunque vicino. Oggi invece lo Stato si è dimenticato di noi, probabilmente perché Igor non ha la pelle nera». Un pensiero che lei fa rimbalzare dall’aula del tribunale dove era presente ieri assieme al legale Fabio Anselmo e al fratello Emanuele.

Udienza a porte chiuse

L’udienza è a porte chiuse, Igor è in collegamento dal carcere di Zuera, in videoconferenza. Risponde poco e quasi scocciato. Non vuole il processo pubblico, dicevamo. La sua difesa ha chiesto al giudice il rito abbreviato, condizionato a una perizia psichiatrica. E per questo il giudice ha rinviato al 28 novembre per acquisire le perizie spagnole, per valutare se vi siano già elementi utili e utilizzabili per la causa italiana. Un processo italiano che vede del tutto assenti le Istituzioni né risultano richieste di costituirsi parte civile. Una assenza ingombrante, un silenzio assordante, questo delle istituzioni che mancano, sottolinea sempre Francesca a nome anche del fratello: «Oggi c’è questo processo, che avrà un esito: però noi chiedevamo e chiediamo rispetto da chi non ce lo ha dato». «Sicuramente qualche parola in più, se viene spesa, è ben accetta - aggiunge - ma non è proprio così al momento. Siamo rimasti io e lui», spiega indicando il fratello.

Più scalpore per omicida di colore

I Verri citano l’ex ministro Minniti perché «ci aveva fatto presente che potevamo contare su di lui per qualsiasi cosa. Noi a tutt’oggi non abbiamo ricevuto neanche un saluto. Ci aspettiamo le scuse, doverose». E ancora «Rivolgiamo l’appello a tutti abbiamo citato il ministro Minniti perché lui ci fece promesse, ma ci appelliamo alle istituzioni in generale. Purtroppo forse fa più scalpore un omicida con un colore di pelle nera piuttosto che Igor».

Parte civile con la famiglia Verri, anche quella di Davide Fabbri, il barista ucciso a Budrio (avvocato Giorgio Bacchelli), Marco Ravaglia (avvocato Denis Lovison) e Legambiente Ferrara per cui lavorava Verri (Paolo Colliva).

Daniele Predieri

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