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Naomo e la bandiera della Lega: il codice lo “salva”, senza il Tricolore non c’è vilipendio

Naomo e la bandiera della Lega: il codice lo “salva”, senza il Tricolore non c’è vilipendio

Aveva issato il vessillo del Carroccio sul pennone allestito in piazza per le celebrazioni del 4 novembre. La legge prevede condanne per ingiurie o danneggiamenti. Gli inquirenti valutano il caso, ma non ravvisano reati

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FERRARA. Tra la bandiera tricolore e la Lega i rapporti non sono mai stati idillici, dagli inviti a bruciare il vessillo nazionale nel nome della secessione fino alla condanna dell’ex leader Umberto Bossi per vilipendio. Ma questi sono scenari che appaiono molto lontani dal “caso Naomo” che, se ha raccolto critiche e biasimi praticamente trasversali sul fronte politico per il suo “blitz” notturno, sembra essere al riparo da conseguenze di carattere giudiziario.

Salvato dall’assenza del tricolore

Le valutazioni che in queste ore stanno svolgendo gli inquirenti per verificare eventuali profili penali, non dovrebbero condurre a contestare alcun reato al segretario comunale del Carroccio ferrarese. Nicola Lodi ha utilizzato il pennone su cui domani verrà issato il Tricolore, per far sventolare per alcuni minuti - dopo averla baciata con trasporto - la bandiera della Lega, documentando con immancabile diretta Facebook quella che nelle sue intenzioni rappresenta un’anticipazione dei risultati elettorali delle prossime amministrative.

Un’azione che stando ai primi accertamenti, è da considerarsi inopportuna e biasimevole, ma non illegale. A “salvare” Naomo è, innanzitutto, l’assenza del Tricolore sul luogo del presunto delitto. Non c’è stato vilipendio né danneggiamento del vessillo nazionale, semmai una momentanea occupazione di uno spazio a esso destinato in occasione della Festa delle Forze Armate, ma questa fattispecie non è contemplata nel codice penale. Che, al contrario, punisce con una multa da mille a cinquemila euro «chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale», pena aumentata fino a diecimila euro «nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale».

È invece prevista la reclusione fino a due anni per «chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale». Ma, appunto: nessun Tricolore, nessun reato.

Bufera sì, ma solo politica

Non sussiste nemmeno il reato di danneggiamento, perché il pennone è stato sì indebitamente utilizzato, ma non rovinato, né per accedervi è stato necessario compiere forzature o altre azioni di scasso. Questi i punti su cui gli inquirenti stanno svolgendo le necessarie valutazioni e interpretazioni, ma a quanto sembra una buona conoscenza del codice penale e delle leggi ha messo al riparo Naomo Lodi da eventuali guai con la legge, e la bufera sembra essere destinata a rimanere confinata nell’ambito politico. —

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