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Bondeno alla ricerca di infermiere volontarie Le “storiche” salutano

bondenoDopo anni di onorata “carriera” da volontarie, all’interno della sede della Croce Rossa Italiana di via Goldoni, le infermiere volontarie che fanno capo all’Auser sono state salutate dall’asses...

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Dopo anni di onorata “carriera” da volontarie, all’interno della sede della Croce Rossa Italiana di via Goldoni, le infermiere volontarie che fanno capo all’Auser sono state salutate dall’assessore alle Politiche sociali Cristina Coletti. Un servizio che ha riguardato moltissimi cittadini, fra iniezioni, medicazioni e misurazioni della pressione, che costituivano un servizio di prossimità di fondamentale importanza.

«La collettività è grata a tutte le volontarie – sottolinea Coletti – che ho voluto incontrare a nome dell’Amministrazione, in una cena servita per salutarle e per lanciare con loro un importante messaggio. Perché questo servizio, che ora è sospeso, possa tornare presto ad esistere». Vi è la necessità di trovare nuovo personale infermieristico (in pensione o che possa dedicare alcune ore alla causa della comunità) perché dalla fine dell’anno scorso, l’indisposizione di alcune delle volontarie della prima “generazione” ha portato alla sospensione di esami e prelievi. «Questo servizio – precisa Coletti – è sempre stato complementare, ma non sostitutivo, rispetto a quello offerto dall’Ausl. I locali dove veniva svolto fino a qualche tempo fa sono stati di recente ammodernati e ristrutturati, a seguito dei danni riportati dal sisma. Per allestire i loro spazi, si è mobilitata l’intera comunità, con il Comune che concede in comodato gli spazi, ed eroga un contributo annuale». Lo stesso avviene per quel che riguarda il Lions Club, che peraltro ha finanziato con appositi “service” l’attività. Un’apposita convenzione prevede anche la copertura assicurativa per le persone operanti all’interno degli ambulatori. L’Ausl, nel corso degli anni, ha fornito gli arredi, mentre tra le molteplici donazioni che si sono succedute, vanno contemplate anche quella della famiglia Borri. «Vorremmo che l’esempio delle infermiere volontarie – conclude Coletti – potesse servire da volano per attirare nuovi volontari e fare continuare questo progetto». —

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