Il vescovo: la guerra è ancora un pericolo
«Tra le condizioni che minacciano la pace e favoriscono la guerra, c’è soprattutto «il pericolo della sopravvivenza degli egoismi nei rapporti tra le nazioni». Lo aveva detto, nel 1968, Papa Paolo VI...
«Tra le condizioni che minacciano la pace e favoriscono la guerra, c’è soprattutto «il pericolo della sopravvivenza degli egoismi nei rapporti tra le nazioni». Lo aveva detto, nel 1968, Papa Paolo VI in occasione del primo messaggio per la Giornata della pace. Quelle parole le ha ripetute e rese attuali, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio Gian Carlo Perego, intervenendo domenica sera nella chiesa di Santa Maria in Vado per il concerto “Requiem Aeternam” di Gabriel Fauré dedicato alle vittime della Grande Guerra, di cui ricorre il centenario della fine. Una “inutile strage”, come la definì Papa Benedetto XV, un monito che il vescovo Perego ha voluto ribadire con forza, ora che «le chiusure, gli interessi, i nazionalismi sono realtà che ritornano anche oggi e minacciano la pace; e senza Europa la pace è ancora più in pericolo».
La violenza, il ricorso agli «armamenti sterminatori», la convinzione che i conflitti e le controversie tra Nazioni debbano risolversi non con la ragione ma con la forza sono altrettante mine innescate sul cammino della pace, ha ribadito monsignor Perego ricordando la preziosa lezione, cinquant’anni fa, di Papa Montini che «chiese alla Chiesa di iniziare ogni nuovo anno con una Giornata di preghiera per la pace».
Immenso il tributo di sangue e dolore pagato dall’Europa con la Grande Guerra: 16 milioni di morti, la stragrande maggioranza dei quali giovani, 20 milioni di feriti, 24 milioni di profughi. «L’impegno per la pace di papa Benedetto XV - ha sottolineato il vescovo - era sostenuto da proposte concrete: i benefici immensi del disarmo, la restituzione dei territori occupati, l’equità e la giustizia. Queste tre proposte sono ritornate nel Magistero della Chiesa fino al presente, unite anche all’obiezione di coscienza per le armi e alla condanna di tutte le guerre, perché sempre ingiuste». —
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