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L’ultimo saluto alla “signora” Famar

S.C.
I funerali di Maris Villani
I funerali di Maris Villani

Tanta gente ai funerali di Maris Villani, che ha saputo creare e sviluppare un polo d’abbigliamento

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FERRARA. Tanta gente mercoledì mattina per l’ultimo saluto a Maris Villani. E’ stata un pioniere dell’imprenditoria femminile ferrarese, ideatrice di un modello d’azienda in grado di resistere, con qualche adattamento, fino ad oggi, e nel contempo di creare un rapporto diretto con ognuna delle sue dipendenti. Così viene descritta Maris Villani, scomparsa lunedì a 84 anni, fondatrice di Famar, una delle più importanti realtà della filiera dell’abbigliamento. «Costruire un’azienda dal nulla, negli anni Sessanta, non era normale per una donna, soprattutto in una città non facile per fare impresa» ricorda la figlia, Monica Talmelli, che ha ereditato le redini dell’impresa di famiglia.
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Mercoledì mattina si sono svoluti i funerali nella chiesa della Sacra Famiglia di via Bologna, a Ferrara, alla presenza di familiari, amici e personaggi del mondo economico cittadino.

Maris Villani, di origine veneta, ha fondato Famar nel 1966, con una formula risultata subito vincente: produrre abbigliamento in maniera artigianale ma puntando tutto sulla qualità organizzativa. Partita con una dozzina di addette, Famar si è allargata quasi subito con decine di dipendenti, prendendo poi una decisione mantenuta anche in seguito: «Non è stata assecondata l’idea di mantenere il ciclo produttivo all’interno della fabbrica - ricorda Monica Talmelli, all’epoca non ancora in azienda - In seguito sulla base di questa impostazione sono arrivate anche le altre scelte di base: niente marchio nostro e focus sui servizi». Oggi Famar è un’azienda da 120 addetti che lavora sui mercati internazionali nella progettazione delle collezioni.

Di Maris Villani la figlia Monica ama ricordare, oltre agli insegnamenti aziendali, anche lo stile personale con il quale affrontava ogni questione: «Ascoltava i problemi delle donne con partecipazione autentica, spontanea. A me ha ripetuto un insegnamento forte: non avrei mai dovuto dipendere da un uomo, dovevo fare in modo di diventare autonoma. Nulla di scontato, a quell’epoca».

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