Giro di vite ministeriale sugli Sprar A rischio più della metà dei posti
L’assessore: «Nessuna ripercussione sui progetti in atto, ma il decreto squalifica l’accoglienza e favorisce la clandestinità»
La scure del Governo si abbatte sugli Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il Decreto Salvini, su cui il consiglio dei ministri ha posto la fiducia il 4 ottobre scorso, limita l’accoglimento nei progetti Sprar a coloro che siano già titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, escludendo i richiedenti asilo. «Proprio coloro - interviene l’assessore ai Servizi Sociali Chiara Sapigni - che in questi anni più di altri si sono rivelati bisognosi di aiuto e reinserimento, come mamme con figli piccoli o persone con disabilità e altri gravi problemi di salute».
Solo il 40% nei parametri del Dl
Cosa succederà ora alle persone attualmente inserite nei progetti Sprar? Nel Ferrarese i posti disponibili sono 170 ma soltanto il 40%, spiega ancora Sapigni, rientra nei nuovi criteri fissati dal Dl Salvini. Il restante 60% è rappresentato appunto da quei richiedenti asilo che secondo il Decreto Sicurezza non hanno più diritto a essere inseriti in questi programmi di accoglienza. «In realtà l’impatto del Dl sul Ferrarese non sarà dirompente - sottolinea l’assessore - perché le nuove norme si applicano solo per i casi che si presentano a partire dal 4 ottobre. I richiedenti asilo attualmente inseriti nello Sprar potranno dunque completare l’iter programmato, e andranno a esaurimento. Il restante 40% invece è titolare di protezione internazionale o sussidiaria, come richiesto dal Dl».
I flussi migratori, nel frattempo, si sono notevolmente ridimensionati, ma questo non significa che dal 4 ottobre in avanti non si siano affacciate nuove richieste di asilo. Cosa accadrà a queste persone, ora che è preclusa la strada dello Sprar? «Entreranno nei Centri di Accoglienza Straordinaria, i Cas, affidati all’Asp, sui quali però il Decreto non si sofferma o ne definisce le funzioni. Ma il risultato finale è comunque chiaro: si passa da un’accoglienza qualificata con programmi di reinserimento a un modello emergenziale, da percorsi mirati a un “parcheggio” in cui vengono forniti solo i beni essenziali. Insieme ad Anci avevamo cercato di inserire qualche emendamento nel Decreto, ma il ricorso alla fiducia ha impedito ogni intervento».
«Più clandestini»
A rimetterci, conclude Sapigni, saranno proprio i richiedenti asilo più vulnerabili. «A questo si aggiungono altre conseguenze negative anche per l’ordine pubblico. Perché di fronte a un diniego all’accoglienza - e considerato che rimpatri ed espulsioni non sono aumentati - pur di rimanere nel territorio italiano i richiedenti asilo entreranno in una condizione di irregolarità, e sarà molto più complicato non solo aiutarli, ma anche censirli e tracciarli. Un provvedimento che squalifica l’accoglienza e favorisce la clandestinità». —
Alessandra Mura
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