La proteina-freno che blocca i tumori «Così combattiamo le cellule maligne»
L’INTERVISTASabato l’Airc sarà in Largo Castello con i “Cioccolatini della Ricerca” a sostegno di progetti innovativi per la cura dei tumori. L’iniziativa si terrà in diverse piazze della provincia...
L’INTERVISTA
Sabato l’Airc sarà in Largo Castello con i “Cioccolatini della Ricerca” a sostegno di progetti innovativi per la cura dei tumori. L’iniziativa si terrà in diverse piazze della provincia (oltre a Ferrara, anche Bondeno, Casumaro, Comacchio e Poggio Renatico) e, da lunedì, la distribuzione continuerà in tutte le filiali di Ubi Banca.
Un sostegno fondamentale per consentire lo sviluppo e la prosecuzione delle attività di ricerca che in caso contrario rischierebbero di arenarsi. Ne è un significativo esempio il progetto condotto all’interno del “Cubo” di Unife dalla ricercatrice del Dipartimento di Morfologia, Chirurgia e Medicina Sperimentale Carlotta Giorgi insieme a un gruppo di lavoro composto da ragazzi giovani che, nonostante il precariato e il basso stipendio, dedicano la loro vita alla ricerca.
Mantovana di nascita ma ferrarese di adozione, laureata in Biotecologia a Bologna con dottorato di ricerca Internazionale al San Raffaele di Milano, Carlotta Giorgi ha trascorso diversi periodi di ricerca all’estero tra New York e Boston, e oggi collabora con laboratori di eccellenza all’interno di Unife e dell’ospedale di Cona. E, a dimostrazione di come attività professionale e famiglia non siano inconciliabili per una donna, è anche mamma di cinque figli. Il 29 ottobre era al Quirinale alla presenza del presidente della Repubblica per l’apertura dei Giorgi della Ricerca come vincitrice di Grants Airc.
Quanto conta il sostegno di un’associazione come Airc per la vostra attività?
Airc rappresenta l’unica agenzia di finanziamento che garantisce contributi cospicui con un processo di valutazione dei migliori progetti presentati, permettendo continuità temporale e qualitativa con tempi certi. Senza questi supporti noi universitari non saremmo in grado di sostenere gli elevatissimi costi connessi a ricerche di questo tipo.
In cosa consiste la ricerca che state conducendo?
Studiamo una “proteina freno” sulla moltiplicazione delle cellule tumorali chiamata Pml. Questo oncosoppressore è stato individuato per la prima volta dal professor Pier Paolo Pandolfi, che ho incontrato in occasione di periodi di ricerca a Boston e New York. Abbiamo notato che nelle leucemie e nei cosiddetti tumori Big Killers (prostata, polmoni, colon e seno) nel 60-70% dei casi le cellule tumorali perdono questa proteina-freno e si rafforzano: non solo si moltiplicano in modo incontrollato, ma risultano resistenti alla chemioterapia.
Quando è cominciata la collaborazione con Airc?
Nel 2013 ho ricevuto il mio primo finanziamento (Grant) Airc dedicato a giovani ricercatori, che mi ha permesso di rendere indipendenti le mie ricerche e coordinare il mio gruppo, arrivando a dimostrare come la Pml in alcune condizioni regoli un meccanismo metabolico particolare, l’autofagia, messo in atto dalle cellule tumorali quando sono in difficoltà, riciclando le proprie componenti di scarto per produrre energia. Dunque in assenza della Pml, l’autofagia si innesca al massimo, permettendo alla cellula tumorale di moltiplicarsi. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cell Report nel 2016.
Quale sarà il passo successivo?
Avendo capito questo tipo di meccanismi molecolari stiamo ora proponendo nuove terapie sperimentali per i Big Killer tumorali in cui si è persa l’attività di Pml. Nel 2018 ho vinto il secondo Grant Airc riservato ai ricercatori esperti, per studiare il ruolo di Pml al di fuori della cellula tumorale, nel microambiente che si crea attorno al tumore. Pensiamo che l’attivazione di una risposta infiammatoria esagerata da parte delle cellule della difesa in seguito alla perdita di funzione di Pml possa bloccare l’azione della difesa stessa e creare un ambiente che favorisca la replicazione delle cellule tumorali. I trattamenti radioterapici e chemioterapici potrebbero essere in certe situazioni uno stimolo più dannoso che efficace andando a contribuire a creare un ambiente infiammato favorevole per il tumore.
Quali terapie potranno esserci in futuro?
Pensiamo che capire l’azione di un oncosoppressore a livello delle cellule della difesa possa servire a spiegare come mai certe terapie hanno un effetto benefico su alcuni pazienti e non su altri. A questo scopo vorremmo avviare uno studio sperimentale su gruppi ristretti di pazienti puntando all’identificazione di una terapia antitumorale combinata, che blocchi la fonte di energia delle cellule tumorali e riattivi le cellule guardiane. —
Alessandra Mura
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