La Nuova Ferrara

Ferrara

La legge 81/2008 sulla sicurezza: tanti principi ma poco applicati E il piano dei ponteggi viene spesso redatto in modo approssimativo 

Metà delle morti sul lavoro è causata da cadute dall’alto

Fabio Terminali

l’analisiIl dato Inail è raggelante: oltre la metà degli incidenti mortali negli ambienti di lavoro è raggruppabile nelle cadute dall’alto dei lavoratori. «Ponteggi, ma anche tetti, lucernai, botole»,...

2 MINUTI DI LETTURA





l’analisi

Il dato Inail è raggelante: oltre la metà degli incidenti mortali negli ambienti di lavoro è raggruppabile nelle cadute dall’alto dei lavoratori. «Ponteggi, ma anche tetti, lucernai, botole», elenca Riccardo Tumiati, direttore di Edil Form Estense, l’ente paritetico che si occupa di sicurezza sul lavoro. Molto impegnato sul versante formazione, «tuttavia, per quanto si faccia, non è mai abbastanza, come si può notare in occasione di tragici eventi», sospira Tumiati.

Perché la sicurezza viene da troppe aziende interpretata come un costo da tagliare.

la normativa e le applicazioni

Le regole sono puntuali in tema impalcature. Ne tratta il decreto legislativo 81 del 2008 sulla sicurezza dei ponteggi. Prescrive basi stabili su cui realizzarli, parapetti posizionati ad altezza corretta, adeguata movimentazione dei carichi, dispositivi di protezione individuale. Tutto a posto. Almeno sulla carta.

«Le regole non sempre vengono rispettate e non tutti le conoscono. Lo stesso materiale con cui è costruita l’impalcatura può essere più o meno di buona qualità», dice Tumiati, che fa un esempio concreto: per montare e smontare un ponteggio occorre essere abilitati, «pensi che il nostro ente ha formato quasi 1.400 professionisti in provincia di Ferrara: tutto bene, peccato poi che molti si dimentichino di fare aggiornamento».

Non può mancare l’acronimo del caso, quando si vola alto nell’empireo delle normative: è il Pimus, che sta per Piano di montaggio, uso e smontaggio di ponteggi. Un documento obbligatorio dal 2005 che fornisce informazioni generali sul cantiere e mansioni specifiche per chi è chiamato a costruire impalcature sicure. «Spesso però – sostiene Ferdinant Preka, sindacalista della Fillea-Cgil – viene redatto in modo impreciso, basandosi più che altro sul passaparola. Così finisce che gli ancoraggi non sono fatti alla perfezione, con i rischi a carico di chi lavora».

I controlli carenti

Il sindacato da tempo si batte per fare maggiore luce sui cantieri. «C’è un calo drastico – denuncia Preka – di sicurezza, contratti specifici dell’edilizia che non vengono applicati, infortuni in pratica quotidiani. Abbiamo sempre chiesto, anche come Cassa Edile, più controlli, coinvolgendo Prefettura e Ispettorato del Lavoro».

La realtà è che ancora resta tanto da fare. Confartigianato è d’accordo, pur puntualizzando un paio di cose. «Con le ditte con cui riusciamo a rapportarci e con quelle locali – afferma Riccardo Mantovani – si può stare tranquilli: le regole vengono seguite. È difficile piuttosto controllare quel giro di appalti e di subappalti che segue le gare al massimo ribasso, di privati ma soprattutto di enti pubblici. E poi c’è un ritardo culturale sulla sicurezza che riguarda anche i dipendenti». —

Fabio Terminali

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google