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le scuole segnalano 16 casi 

Ragazzi come “eremiti” Non studiano né escono La Rete è l’unico amico

Ragazzi come “eremiti” Non studiano né escono La Rete è l’unico amico

In Giappone li chiamano Hikikomori e rappresentano una piaga sociale, in Italia dove il fenomeno è approdato più di recente li definiscono “eremiti”. Sono i giovani in età scolare che non vanno a...

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In Giappone li chiamano Hikikomori e rappresentano una piaga sociale, in Italia dove il fenomeno è approdato più di recente li definiscono “eremiti”. Sono i giovani in età scolare che non vanno a scuola, si isolano da tutti e spesso restano attaccati giorno e notte alla Rete. Sono arrivati anche a Ferrara, stando alla rilevazione compiuta dall’Ufficio scolastico regionale, in misura non dissimile dal resto dell’Emilia Romagna.

Le segnalazioni complessive sulla presenza di “eremiti”, da parte delle 48 scuole ferraresi che hanno partecipato allo studio, sono state 16, così suddivise: 10 negli istituti di secondo grado, dove in effetti ci si attende che questo fenomeno possa prendere piede, ma anche 6 tra ragazzi delle medie. Stiamo quindi parlando di adolescenti di 14-15 anni al massimo. Del resto vi sono segnalazioni, in regione, anche per bambini di 6 anni (tre i casi). In tutta l’Emilia Romagna gli “eremiti” sono 346, con una concentrazione maggiore a Bologna (97 ragazzi) seguita a distanza da Modena (68) e Reggio Emilia (54).

La prevalenza delle femmine c’è ma è lieve, 9 su 16 a Ferrara e 182 su 346 a livello regionale. La fascia di maggior rischio, sottolinea lo studio, è quella del passaggio tra la scuola secondaria di primo e secondo grado, cioè nella fascia di età 13-16 anni. «È questo il periodo in cui più intenso dovrebbe essere il supporto fornito agli allievi - evidenzia l’Ufficio scolastico regionale - in termini sia psicologici, sia relazionali e sociali, sia per l’apprendimento, intervenendo prima che i problemi si cronicizzino e si aggravino».

Non tutte le segnalazioni di “ritirati a casa” corrispondono a precise diagnosi cliniche, tanto che l’associazione regionale Hikikomori, formata dai genitori dei ragazzi colpiti da questa “sindrome”, ha sollecitato un’attenzione che esca dai confini scolastici. Ma siamo solo agli inizi. —

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