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Retine per vongole dalle microalghe Gli eco-materiali diventano business

Lauro Casoni
Retine per vongole dalle microalghe Gli eco-materiali diventano business

Spin-off di Unife si lancia nella produzione su larga scala Apm è già fornitrice di cooperative di pescatori della costa

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Fibre dalle alghe per sostituire gli imballaggi non riciclabili. È questa l’idea alla base dell’iniziativa imprenditoriale di alcuni ricercatori del Cnr e dell’università di Ferrara che hanno dato vita a Advanced Polymer Materials, una società nata nel 2007 come spin-off universitario in seno al Tecnopolo di Ferrara ed elemento della Rete di alta tecnologia dell’Emilia Romagna. E che ora vogliono espandersi a livello internazionale, dopo aver siglato accordi con i consorzi pescatori di Goro.

Da rifiuto a tesoro

Ogni cosa di cui noi “ci liberiamo” è considerata un rifiuto e la loro gestione è basata sul principio delle 4R: ridurre, scegliendo prodotti con imballaggio poco ingombrante o assente; riutilizzare impiegandoci ad utilizzare un bene anche per altri scopi così da ridurre la quantità di rifiuti prodotti, allungando la vita ai prodotti che acquistiamo; Riciclare e Recuperare. Queste regole stanno appunto alla base di Apm, la cui “missione” era inizialmente legata allo sfruttamento dei risultati della ricerca fondamentale per lo sviluppo di nuovi materiali polimerici. In seguito l’azienda è specializzata nello sviluppo sia di adesivi, vernici e inchiostri termo, e foto, polimerizzabili e di adesivi a caldo con metodi di estrusione reattiva di polimeri termoplastici. «Negli ultimi anni l’impresa - Marco Scoponi, direttore tecnico di Apm e docente Unife - ha sviluppato miscele formate da polimeri di origine rinnovabile per la produzione di imballaggi flessibili biodegradabili e compostabili. Con queste bioplastiche Apm oggi produce reti estruse, fili e nastri utilizzati come imballaggi flessibili per il confezionamento di mitili, salumi e agrumi».

l’alleanza con i pescatori

Importante è la collaborazione con numerose cooperative di pescatori del Basso Ferrarese ed in particolare con quelli di Goro per la produzione di reti per imballaggi dei mitili totalmente biodegradabili e quindi ad impatto zero per l’ambiente. «Ogni anno - continua Scoponi - abbiamo circa 15mila contatti con imprese private interessate alla ricerca ed alla possibilità di trasformare idee, progetti imprenditoriali, attraverso l’apporto della rete del Tecnopolo e la ricerca Unife in concrete opportunità di sviluppo».

Sviluppi e riconoscimenti

Da fine novembre lo “spin off” si staccherà definitivamente dall’università per diventare vera e propria impresa cercando nuovi spazi per la produzione delle reti che passeranno presumibilmente dalle 4 tonnellate annue di produzioni a quasi il doppio ed impiegando 4 dipendenti. Apm è già tra le 10 aziende italiane premiate per la sue attività nella green economy. Ogni anno, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile assegna un premio alle aziende che sono state in grado di combinare la qualità ambientale e la competitività industriale. Apm, a Ecomondo, è stata assegnata la medaglia del Presidente della Repubblica.

Il ruolo del tecnopolo

Fondamentale per il decollo di Apm il ruolo del Tecnopolo Unife, che appartiene alla rete dei 10 tecnopoli regionali, che ospitano e organizzano attività e servizi per la ricerca industriale, lo sviluppo sperimentale e il trasferimento tecnologico. All’interno della struttura sono presenti 6 laboratori della Rete Alta Tecnologia della Regione, e un Centro per l’innovazione: Consorzio futuro in ricerca. In via Saragat 13 le aziende possono trovare anche supporto di competenze e attrezzature, attivando progetti e collaborazioni.

Lauro Casoni

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