Condannata a sedici anni per omicidio Uccise il compagno con un coltello
Processo Mazzoni, secondo i giudici la donna ha agito con dolo. La difesa: «Adesso andremo in appello»
AMBROGIO
Lara Mazzoni è stata condannata a sedici anni per l’omicidio di Mirco Barioni, ucciso ad Ambrogio il 4 giugno del 2017 a colpi di coltello.
Il giudice Silvia Marini ha accolto la richiesta del pm Isabella Cavallari che aveva chiesto la condanna a sedici anni. Omicidio volontario dunque per Lara Mazzoni considerata la scelta del rito abbreviato (la pena sarebbe stata di 24 anni). Per lei omicidio volontario con l’aggravante della minorata difesa. Per quanto riguarda le parti civili, il risarcimento è stato fissato in 70mila euro per ciascuno dei genitori di Mirco Barioni, 30 mila euro a testa ai fratelli della vittima Cristiano e Alessandro e 200mila euro alla bambina di 4 anni figlia della coppia.
Ieri pomeriggio Lara Mazzoni accompagnata come sempre dalla zia, nella cui casa è agli arresti domiciliari e dove abita anche la figlia più piccola, ha aspettato la lettura della sentenza in Tribunale a Ferrara. Presenti anche il padre e il fratello di della vittima. Secondo il giudice Marini la Mazzoni ha ucciso con la precisa volontà di farlo in prendendo quindi in considerazione la preterintenzione.
La sera del 4 giugno la coppia assieme alla figlia adolescente di lei e alla loro bambina è tornata a casa dopo una giornata passata al mare. Mirco Barioni aveva bevuto, qualcosa in quella casa è successo e lui è uscito. La Mazzoni lo ha raggiunto sulle scale e lo ha colpito con un coltello dalla lama lunga 20 centimetri. «Il coltello per tutta la sua lunghezza è stato conficcato nella scapola – spiega l’avvocato difensore della famiglia Barioni, Eugenio Gallerani – e ha reciso l’aorta dopo aver trapassato il polmone. Non solo, altri segni sul corpo della vittima mostrano che lui ha tentato di girarsi e difendersi alzando il braccio, ma non c’è stato nulla da fare. Nessuna legittima difesa per la donna, lui stava uscendo ed è stato colpito».
Non solo, alla Mazzoni è stata anche riconosciuta l’aggravante della minorata difesa «perché Barioni aveva bevuto e non era quindi in condizioni di difendersi: non ha potuto fare niente, ha solo tentato di girarsi per parare il colpo dopo averne ricevuti anche altri non mortali».
Mirco Barioni è stato colpito con un coltello impugnato con due mani. «Effettivamente alcune ferite sono anomale, ma questo perché la vittima non è riuscita a difendersi e non perché i due stavano litigando - spiega l’avvocato -. Il buco trovato sulla maglietta all’altezza della spalla e non più in basso è dato dal fatto che Barioni ha tentato di alzare il braccio mentre si girava per difendersi. Insomma, anche la perizia ha confermato la nostra tesi».
«Una vicenda tragica, in cui è morto un uomo con tutta la vita davanti – aggiunge Gallerani –. Non c’è stata alcuna provocazione, nessuna lite o colluttazione prima dell’omicidio. Lara Mazzoni voleva ucciderlo, e i giudici lo hanno confermato».
«Mi permetto come sempre di ricordare che ogni processo ha tre gradi di giudizio e che finirà dunque solo con sentenza definitiva di condanna, se ci sarà – fa presente l’avvocato difensore di Lara Mazzoni, Fabio Anselmo –. Noi andremo avanti, fino alla fine. Non mi aspettavo nulla di diverso in questa sede, attendiamo le motivazioni e quindi faremo appello, perché siamo più che convinti che la Mazzoni non aveva intenzione di uccidere Mirco Barioni. Non solo, le vanno riconosciute le giuste attenuanti». —
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