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Incidente in Francia, ferrarese ricoverato. I famigliari lo cercavano da nove giorni

Alessandra Mura
Incidente in Francia, ferrarese ricoverato. I famigliari lo cercavano da nove giorni

Ieri l’appello in tv per il giovane scomparso, nel pomeriggio la telefonata che ha dato una risposta all’angoscia dei genitori 

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FERRARA. Lo cercavano da nove giorni, increduli e angosciati per una scomparsa che non sembrava avere spiegazioni: dal 31 ottobre il loro figlio sembrava essersi volatilizzato nel nulla. E invece era ricoverato all’ospedale di Arles, in Rianimazione, dopo essere rimasto ferito in un incidente stradale. Ieri mattina i familiari di Alessandro Volta, un giovane di 33 anni che vive con i genitori a Fossanova San Marco, avevano lanciato un appello nella speranza che qualcuno potesse fornire indicazioni utili a ritrovare il figlio. Una richiesta di aiuto diffusa anche attraverso la trasmissione “Chi l’Ha Visto?” che proprio ieri aveva trattato il caso nel corso della striscia mattutina, mostrando una fotografia del giovane. Poche ore dopo, la telefonata che ha sollevato un macigno dal cuore del genitori: dall’ospedale di Arles è arrivata la comunicazione che Alessandro era ricoverato in Rianimazione per le conseguenze di un incidente stradale. «Lo hanno trovato, sto partendo per andare da lui», ci ha detto il papà con voce sollevata prima di mettersi in viaggio.

L’ultima telefonata

Alessandro era stato visto per l’ultima volta la mattina del 31 ottobre. Aveva detto che sarebbe stato a pranzo con alcuni amici, e che sarebbe rincasato per cena, ma non era più tornato. Fin da subito i genitori si erano preoccupati, perché Alessandro era abituato ad avvertirli anche del minimo ritardo, e quel silenzio prolungato, quel cellulare ostinatamente spento, apriva la strada ai pensieri più cupi. Soprattutto perché Alessandro è descritto da tutti, non solo dai famigliari ma anche dai datori di lavoro, come una persona dolce e affettuosa, molto legata ai genitori, ma anche troppo buona e ingenua, al punto da poter cadere preda di individui senza scrupoli. E proprio questo è stato il timore che aveva tormentato i genitori fino a ieri, fino alla risoluzione della vicenda. Nella quale restano comunque aperti ancora alcuni interrogativi: Alessandro era in compagnia o da solo? Si era allontanato volontariamente oppure era stato in qualche modo costretto a seguire qualcuno dopo aver compiuto un prelievo di alcune centinaia di euro dal suo conto? Difficile pensare a un progetto di fuga pianificato, perché Alessandro quella mattina era andato via con i soli abiti che aveva addosso, senza nemmeno portare con sé il caricabatteria del telefonino, né altri effetti personali, un’altra circostanza molto strana e insolita a detta di chi lo conosce bene.

L’angoscia e il sollievo

Anche i suoi datori di lavoro in questi giorni avevano condiviso il dolore e lo strazio dei genitori. Alessandro in questo periodo stava lavorando nel negozio di abbigliamento Kiabi, dove in pochi mesi si era fatto benvolere da tutti. Ed era sembrato molto strano, quel giovedì 1 novembre, quando non si era presentato al lavoro senza avvertire. «Ale è un ragazzo splendido e un figlio amorevole, spero con tutto il cuore che non gli sia successo niente di male - aveva detto la direttrice di Kiabi Antonia Di Bitetto, quando ancora non era arrivata la telefonata liberatoria - Quando giovedì non lo abbiamo visto arrivare ci siamo stupiti, perché è sempre stato molto puntuale e corretto, e se tardava o non poteva venire al lavoro non mancava mai di avvertire. Stiamo tutti malissimo, speriamo di poterlo riabbracciare al più presto perché ci siamo tutti affezionati a lui». E aveva aggiunto: «Se non telefona a casa, è perché è impossibilitato a farlo. O perché qualcuno lo ha ingannato».  Alessandro non poteva telefonare perché era rimasto ferito in un sinistro stradale, probabilmente privo di conoscenza, in un letto di ospedale. Ai suoi genitori ora potrà fornire tutte le risposte. —

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