«Grattacielo, già possibile dichiarazione di inagibilità»
Grido d’allarme dei residenti, presentato ricorso contro un’ordinanza comunale L’atto fissava in 120 giorni la scadenza per la partenza dei lavori per l’antincendio
FERRARA. «L'amministratrice condominiale Davì ha taciuto ai proprietari che tecnicamente dalla data dell’8 novembre 2018 potrebbe essere dichiarata - salvo proroghe e sospensioni - l'inagibilità delle parti comuni del Grattacielo». Il grido d’allarme arriva da Luca Agnelli, uno dei residenti, già promotore assieme ad altri proprietari di azioni legali per bloccare l’ordinanza che prevede la demolizione dell’immobile in attesa dell’adeguamento alle norme anti-incendio. In un comunicato Agnelli annuncia nuove iniziative per arrivare al traguardo della partenza dei lavori e critica l’operato dell’amministratrice, Tiziana Davì.
Martedì scorso, è scritto nella nota, Agnelli, co-firmatario del ricorso al Tar del Lazio contro l’erogazione dei proventi governativi (2 milioni di euro statali finalizzati all’esproprio pubblico dell’area) e del ricorso al Tar dell'Emilia Romagna contro la delibera della giunta comunale «che intende dichiarare la pubblica utilità dell’area Grattacielo ed acquisire l’intera proprietà anche con il vincolo dell’esproprio al fine di demolire il fabbricato», ha depositato al ministero degli Interni il ricorso straordinario contro l’ordinanza del Comune del 10 luglio scorso, di cui è stata chiesta la sospensione anche a Palazzo municipale.
Quell’atto «obbliga a completare entro 120 giorni i lavori di adeguamento dell’impianto antincendio sia per quanto riguarda le parti comuni condominiali sia per quanto riguarda le parti singole dei privati. Ordine impossibile da attuare - sottolinea Agnelli - in quanto i lavori per essere completati richiederanno 12 mesi ed anche più».
Se l’ordinanza diventerà esecutiva comporterà, precisa il ricorrente, «la dichiarazione di inagibilità anche parziale di parte dell’edificio che può essere sia per la parte condominiale comune come ad esempio gallerie, ingressi e scale, il vano ascensori e gli altri locali in comune, ed eventualmente anche la dichiarazione di inagibilità di singole parti private, come gli appartamenti o i negozi». Sarebbe il preludio per l’ordinanza di sgombero dei locali dichiarati inagibili con l’evacuazione di tutti i suoi occupanti, la denuncia di quanti non intendessero lasciare i locali divenuti inagibili e l’intervento della forza pubblica per allontanarli, aggiunge Agnelli: una volta che l’accesso alle gallerie e l’utilizzo delle scale come anche degli ascensori non fosse più consentito, «anche gli appartamenti totalmente agibili non potrebbero più essere raggiunti».
Secondo Agnelli l’amministratrice Tiziana Davì avrebbe agito superficialmente non specificando ai proprietari le conseguenze dell’ordinanza. Ogni atto relativo alla partenza dei lavori, inoltre, è già stato deliberato a partire da luglio 2017, prosegue il residente, che accusa Davì di «inerzia» per non aver avviato il cantiere. Nel mirino sono anche finiti due verbali di assemblea del 10 luglio e del 28 settembre 2018, che non sarebbero fedeli a quanto deciso dall’assise.
Da qui una nuova azione legale contro Davì e il presidente dell’assemblea (un incontro di mediazione si svolgerà il 22 novembre). Tutto questo in un quadro di «degrado e insicurezza» dell’intera area attorno al Grattacielo, di «deiezioni, imbrattamenti, abbandono di oggetti» e «atti illegali». Sabatro 17 novembre riunione tra i condomini all’Hotel Carlton (ore 16.30). —
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