«Ragazzi brillanti» con sogni nel cassetto e voglia di divertirsi
Anas Foukahi frequentava l'Isit Bassi Burgatti di Cento, Pietro De Matteis seguiva corsi per fare il tatuatore
PIEVE DI CENTO. Il dolore che si respirava ieri dentro e fuori la camera mortuaria dell’Ospedale di Bentivoglio non si può raccontare. Due famiglie, quelle di Anas Foukahi e Pietro De Matteis, distrutte dalla tragedia più grande: la perdita di un figlio, di un fratello, di un nipote strappato alla vita a soli diciannove anni. Lacrime, rabbia, incredulità davanti ai corpi senza vita dei due ragazzi.
Lo studente. La notizia della morte di Anas Foukahi ha gettato nello sgomento più profondo tutto l’istituto Bassi Burgatti di Cento. Qui, il giovane frequentava la classe 4 A dell’Itc Indirizzo Economico. Sconvolti tutti i ragazzi, in particolare i compagni di classe del ragazzo. Ieri mattina in classe, grande commozione e lacrime di dolore per la scomparsa del compagno, un ragazzo ben inserito. Costernati anche tutti i docenti e gli operatori scolastici dell’istituto di via Rigone a Cento. «Lo aspettavamo a scuola – spiega la dirigente scolastica Anna Maria Barone Freddo - anche se Anas non era un ragazzo che stava frequentando assiduamente. Era molto intelligente e con buone capacità, ma aveva bisogno di essere seguito e indirizzato. Per sostenere il suo percorso scolastico, la scuola intratteneva un rapporto costante e un dialogo aperto con la famiglia. La notizia della sua morte, così improvvisa, ci ha lasciato tutti costernati». La dirigente parla di «una tragica fatalità che ci ha lasciato tutti gelati, smarriti e senza parole. In questo momento di grande dolore, ci stringiamo attorno alla famiglia». A ricordare Anas, anche una delle sue insegnanti d'indirizzo: «Era un ragazzo intelligente, brillante e ben inserito all’interno della classe. Era ben voluto dai compagni, sempre allegro e spigliato». Il papà del diciannovenne è un commerciante, un padre e una madre sempre presenti e attenti che hanno fatto della felicità dei figli la loro ragione di vita.
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Il tatuatore. Pietro De Matteis aveva compiuto 19 anni da poco. Di origini napoletane, viveva da tempo con la sua famiglia a Pieve di Cento. Lui viveva in casa con sua mamma, a poche centinaia di metri abitano il fratello Anthony e la sorella Rosa con le loro famiglie. “Tatuatore professionista”, si legge nel profilo Facebook del ragazzo che, a quanto pare, stava riuscendo a fare della sua grande passione il lavoro della vita. De Matteis ha frequentato l’Ipsia fratelli Taddia di Cento per qualche anno, poi però ha preferito andare a lavorare, facendo il muratore ed altri piccoli lavori e intanto ha cercato di frequentare corsi per diventare tatuatore. Viveva con sua mamma, una famiglia la sua molto unita, tanto che ieri sono arrivati a Bentivoglio parenti da ogni parte d’Italia, sconvolti e disperati. «Non abbiamo parole, solo lacrime. Nessuno di noi riesce ancora a crederci...». Pietro De Matteis era brillante e intelligente, ma non ha mai amato particolarmente gli studi. Si è dato da fare in vari modi, non è mai rimasto con le mani in mano ed ha sempre cercato di lavorare e cercare la sua indipendenza inseguendo il sogno dei tatuaggi. —
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