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Chirurgo si licenzia dall'ospedale del Delta

Daniele Predieri
Chirurgo si licenzia dall'ospedale del Delta

La posizione del professionista: «Non mi fanno operare, negli ospedali decidono i direttori-imperatori»

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LAGOSANTO. Dal 1 dicembre Federico Messina non sarà più nel suo ospedale, il Delta di Lagosanto, dove ha lavorato per oltre 8 anni da quando venne assunto in Chirurgia alla giovanissima età di 33 anni (per un chirurgo, ovviamente). Ha presentato il licenziamento alla Ausl di Ferrara, sbattendo la porta, scrivendolo in un post sul suo profilo Facebook: «Io chiedevo solo di operare, non mi era permesso». E ora? «Ora - spiegava ieri al telefono - ho preferito la mia strada in maniera autonoma e libera. Non era mia intenzione sbattere la porta - ho voluto puntualizzare i tanti perchè ho preso questa decisione». Ne dica uno: «Perchè professionalmente restare in ospedale era mortificante». Ecco allora parlare di «anni di bullismo professionale, pettegolezzi, offese, pressioni,vessazioni». Ma non solo questioni personali: «Anche una lunga storia di scelte strategiche dei servizi in ospedale», scelte decise dal «direttore del servizio imperatore». «Io chiedevo di operare, non me lo permettevano: ci sono dinamiche nel pubblico dove i primari sulla base di propri appoggi decidono di fare il bello e cattivo tempo, i padri padroni di turno decidevano chi avrebbe fatto al posto mio».

Gli avevano proposto di aspettare e andare a Cento «dovevo aiutare a tenere la telecamera al dr.M (un collega chirurgo, ndr). Io volevo operare, non facendolo ciò comporta un deskilling, cominci a perdere esperienza, non acquisisci conoscenze». Perchè tutto questo? «E’ il grande piano della sanità che prevede per tutta la Ausl Ferrara mortificazione e impoverimento dei servizi periferici, ad Argenta, Copparo, Comacchio per far convergere tutto sul grande mostro di Cona, alimentato da chi gestisce la spesa corrente e poterlo tenere in piedi, a scapito dei servizi in provincia: i pazienti da Comacchio sono costretti ad andare a Cona, molti preferiscono andare in Veneto, aumentando mobilità passiva che fa della nostra provincia un primato negativo». E a chi l’ha messa nelle condizioni di andarsene, cosa vorrebbe dire? «Nulla, capisco facciano la loro parte nel sistema al quale si sono legati, ma io preferisco la mia strada, senza rimpianti se non quelli di abbandonare pazienti e infermieri validi che ringrazio per professionalità e competenza che dimostrano tutti i giorni nonostante le difficoltà ambientali in cui vivono e lavorano». «Certo nel pubblico c’è chi manda giù il boccone amaro, costretto a farlo, io ho scelto, dividendomi tra Santa Maria Maddalena e Brescia dove lavorerò e Ferrara dove abito ancora». —

Daniele Predieri. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
 

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