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Pasti, ascolto e supporti per ricominciare Rete di aiuti per gli “invisibili” del disagio

Alessandra Mura
Pasti, ascolto e supporti per ricominciare Rete di aiuti per gli “invisibili” del disagio

Dalla Caritas al Banco Alimentare passando per il Mantello: ecco i riferimenti su cui contare per affrontare le difficoltà

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«I furti per fame hanno lo stesso obiettivo ma possono raccontare storie molto diverse tra di loro. Le povertà non sono tutte uguali ed è importante sapere di fronte a quale situazione ci troviamo per intervenire nel modo più adatto. Bisogna capire cosa è successo nella vita di queste persone, perché tante volte il furto è solo l’ultimo di una serie di passi verso il degrado, è il culmine di una difficoltà che è stata sottovalutata anche dai diretti interessati dopo i primi segnali del problema». Paolo Falaguasta è il direttore della Caritas, l’organizzazione diocesana che si occupa di assistenza e aiuto ai bisognosi.

Tante povertà diverse

La mensa di via Brasavola, aperta 364 giorni all’anno («il 1° gennaio capita di faticare ad avere volontari disponibili...»), distribuisce 280 pasti al giorno a colazione, pranzo e cena, ed è un servizio prevalentemente dedicato agli ultimi, a coloro che non hanno nemmeno un tetto su cui dormire. Ma il fenomeno raccontato giorni fa dalla “Nuova”, quello dei nuovi poveri precipitati dall’autosufficienza all’indigenza per diverse ragioni (la crisi, la perdita di lavoro, ma anche una separazione o altre difficoltà personali) è un capitolo a parte: «I poveri, dicevo prima, non sono tutti uguali - prosegue Falaguasta - ci sono coloro che lo sono da sempre, e si dimostrano di conseguenza più “esperti”, più orientati nel ricorso alla rete di aiuto. E poi ci sono appunto coloro che si trovano nella fascia a rischio, o che hanno già superato la soglia dell’indigenza. Confesso di essere un po’ scettico di fronte alla spiegazione di coloro che arrivano a rubare perché si vergognano di chiedere aiuto, perché essere sorpresi a compiere un furto è molto più imbarazzante che non chiedere una mano». Di mani tese a Ferrara, aggiunge, ce ne sono molte: «Ci sono i servizi sociali, l’Asp di via Ripagrande che è in grado di indirizzare la persona nel luogo più adatto, a seconda dei casi: qui da noi, a Viale K o verso altre realtà solidali. E poi ci sono le parrocchie che a loro volta possono fornire sostegno o attivare altri soggetti del terzo settore».

La Caritas peraltro è una delle 80 associazioni a cui il Centro di Solidarietà e Carità affida le risorse del Banco Alimentare per la distribuzione di alimenti alle famiglie disagiate. «Collaboriamo con il Banco Alimentare, che in regione ha sede a Imola - spiega il referente del Centro, Massimo Travasoni - Due volta la settimana riceviamo dal Banco gli alimenti che poi distribuiamo alle associazioni, e noi stessi provvediamo a consegnare le scorte, una volta al mese, a 200 famiglie, per un totale di 500 persone tra città e il Basso Ferrarese».

La giornata del Banco Alimentare

Una collaborazione, quella tra Banco Alimentare, Centro di Solidarietà e Carità e associazioni che in tutto il Ferrarese arriva ad assistere 11mila persone. «Nel 1999, quando abbiamo cominciato, erano circa tremila. Proprio sabato 24 novembre è in programma la Giornata del Banco Alimentare, con i nostri incaricati davanti a tutti i supermercati per raccogliere i prodotti offerti dai clienti. L’anno scorso ne sono state raccolte 75 tonnellate, e in un anno ne vengono distribuite 750 per un valore commerciale di 1 milione e mezzo di euro. Ma il nostro obiettivo non si limita a questa opera di carità, vogliamo essere un servizio pubblico che, senza pesare sullo Stato, prende in carico le famiglie svantaggiate che per fornire supporto anche contro solitudine ed emarginazione».

La presa in carico delle famiglie, che ha durata annuale, avviene spesso su segnalazione dell’Asp, o tramite passaparola ma, conclude Travasoni, da due anni sono stati introdotti altri criteri selettivi, come avere un Isee inferiore ai 3.000 euro, mentre lo stesso Centro deve fornire all’Asp una sorta di “verbale di autocertificazione” dichiarando lo stato di bisogno del nucleo familiare.

Un Mantello per ripararsi

Di famiglie vulnerabili, all’inizio dello scivolo si occupa anche l’Emporio Solidale Il Mantello di via Mura di Porta Po. L’ultimo bando per selezionare le famiglie che possono usufruire, con una tessera a punti, della spesa agevolata, si è appena concluso: 90 i nuovi nuclei presi in carico che, aggiunti a quelli già seguiti, arrivano a 170. La durata è di 12 mesi, rinnovabili fino a 18, ma l’obiettivo è evitare che l’assistenza si cronicizzi: «Aiutiamo le famiglie a rialzarsi da un periodo di difficoltà, ma allo stesso tempo le stimoliamo ad attivarsi affinché tornino a riprendere il controllo della loro vita».

Alessandra Mura

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