Dimissioni difficili, l’aiuto sarà ripristinato nel 2019
Ferrara. Sarà necessario però individuare i criteri di accesso al primo mese gratis in Rsa L’ipotesi è quella di includere dal due al dieci per cento dei “nuovi” beneficiari
FERRARA. Il contributo a sostegno delle dimissioni difficili, con la gratuità del primo mese in Casa protetta, sarà ripristinato dopo una valutazione approfondita dei criteri di ingresso.
Secondo stime ancora provvisorie sarà possibile includere dal 2 al 10% dei “nuovi” utenti che dal settembre 2017 e fino al 1° novembre avevano potuto usufruire del servizio introdotto in via sperimentale, e poi sospeso. È quanto hanno spiegato ieri l’assessore alla Sanità Chiara Sapigni, insieme al direttore sanitario Asl Nicoletta Natalini, al direttore del Distretto Centro Nord Renato Cardelli, al dirigente Area Anziani socio sanitaria Asl Franco Romagnoni e al direttore Servizi alla persona del Comune di Ferrara Mauro Vecchi.
Un “filtro per l’accesso”
L’ampliamento della platea di utenti esentati dal pagamento della quota alberghiera (50 euro al giorno) nel primo mese di accoglienza in strutture protette, era stato reso possibile grazie a un avanzo di risorse (950mila euro in tutto il Ferrarese) del Fondo regionale per la non autosufficienza, e rispondeva anche all’esigenza di favorire le dimissioni ospedaliere e garantire una maggiore rotazione nella disponibilità di posti letto.
Una destinazione “inedita”, dei fondi per la non autosufficienza, il cui limite si è rivelato essere proprio la sua novità e il suo carattere sperimentale. Perché, in mancanza di altri modelli di riferimento, non sono stati ancora stabiliti i criteri per regolamentarne l’accesso e, in mancanza di filtri, l’agevolazione è stata concessa in modo generalizzato, con conseguente (e rapido) esaurimento delle risorse disponibili.
630 utenti beneficiati
In particolare, il provvedimento del mese gratuito in Rsa ha interessato in tutto 630 utenti, di cui 300 nel distretto Centro Nord (450mila euro), 260 nel Sud Est (390mila euro) e 70 in quello Ovest (110mila euro). Va precisato che a carico degli utenti ci sono le spese alberghiere, mentre quelle sanitarie sono in carico all’Asl e quelle socioassistenziali, circa 42 euro, sono coperte dal Fondo.
L’obiettivo, ora, è proprio quello di individuare criteri uniformi per tutti i distretti Asl, e che non dovranno basarsi su parametri di tipo economico, ma relativi alle condizioni cliniche dei pazienti. «Le risorse del Fondo per la non autosufficienza sono altro rispetto al sostegno al reddito - ha sottolineato Sapigni - Per quest’ultimo sono da tempo attivati altri strumenti dedicati appunto a famiglie svantaggiate, sulla base dell’Isee, famiglie che già in passato, e tutt’ora, hanno diritto alla copertura della retta alberghiera in residenze protette, servizio questo che non è mai stato sospeso e non lo sarà. A integrazione del pagamento delle rette degli anziani over 65 non autosufficienti il Comune di Ferrara ha stanziato 1 milione di euro, e un altro milione e mezzo per i disabili adulti».
Over 65 e adulti con disabilità sono infatti i due macrosettori a cui sono destinate in modo vincolante le risorse stanziate dai due Fondi per la non autosufficienza, quello regionale (quasi 37 milioni di euro nel 2018 per il Ferrarese) e quello nazionale, non ancora erogato quest’anno e pari circa al 10-15% di quello regionale. Più della metà sono destinate a servizi residenziali, il resto a servizi a sostegno della domiciliarità, come l’assistenza domiciliare (Sad) da parte di Operatori sociosanitari, assegni di cura, centri diurni o ricoveri temporanei di sollievo. Ed è proprio la permanenza a domicilio di persone non autosufficienti l’ambito che si intende potenziare, hanno sottolineato Nicolini, Cardelli e Romagnoni.
L’agevolazione tornerà nel 2019
Nel luglio del 2017 a Ferrara è stata attivata la Centrale di Dimissione e Continuità Assistenziale (Cdca) «per migliorare la gestione complessiva dall’ospedale di pazienti con problematiche sociosanitarie, (le così definite dimissioni protette o difficili) svolto da entrambe le aziende ferraresi in integrazione con i servizi sociali e le Asp, e che ha permesso di potenziare questi servizi». Da qui, nel 2018, un aumento della spesa per l’assistenza domiciliare del 25% e un incremento anche di ricoveri di sollievo.
Questo, unito all’assenza di sufficienti “filtri” di selezione degli aventi diritto al beneficio del mese gratuito in Rsa, ha esaurito i fondi e reso necessario la sospensione dell’agevolazione e un ripensamento del criteri di accesso da individuare con un apposito tavolo tecnico. La promessa è di prevedere, in fase di bozza di programmazione 2019, «il mantenimento di una quota di finanziamento anche per questa fattispecie, confermando la sua utilità e fruibilità».—
Alessandra Mura
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