Vertenza Tecopress Primo sciopero sul contratto aziendale
I lavoratori chiedono adeguamenti per il lavoro notturno «Dall’azienda non sono arrivate ancora risposte»
DOSSO
I lavoratori della Tecopress, circa 180 unità, hanno avviato uno stato di agitazione per protestare contro le lungaggini per il rinnovo del contratto aziendale. I lavoratori chiedono un aumento sulle retribuzioni del turno di notte ed un premio di produzione.
Di fronte al persistere del silenzio da parte dell'azienda ieri è stato attuato il primo sciopero, di otto ore, con un nutrito picchetto che per tre ore ha presidiato i cancelli di accesso all'azienda.
Il primo stop
Sotto la sorveglianza di una pattuglia dei carabinieri, il presidio si è svolto con estrema serenità e tranquillità anche se dai volti dei manifestanti trasparivano in modo evidente la rabbia e la delusione nel constatare il perdurare del silenzio da parte dell'azienda.
«Abbiamo trasmesso all’azienda - spiega Giorgio Iabichino della Rsu Fiom Cgil - che abbiamo un pacchetto di scioperi per un totale di 24 ore. Non avendo avuto nessun segnale abbiamo deciso di iniziare lo stato di agitazione. Vedremo nei prossimi giorni come mettere in pratica il resto delle ore che abbiamo programmato come astensione dal lavoro. Può darsi che vengano spalmate nel tempo, oppure messe in pratica in termini ristretti di giorni. Il tutto sarà determinato dal comportamento e dalle risposte che ci verranno dai nostri datori di lavoro».
tre turni
La produzione si svolge su tre turni di lavoro, a ciclo continuo su cinque giorni settimanali, ed ogni ciclo dura dal lunedì al venerdì. Del totale dei dipendenti quasi la metà sono donne.
«Facciamo cinque notti di fila - ricordano alcune signore - con una maggiorazione di solo il 25 per cento. Non chiediamo la luna, solo un piccolo adeguamento quando facciamo il turno di notte».
il lavoro e il sisma
La Tecopress è una fonderia meccanica per la produzione di apparecchiature di lega leggera e, a parere dei lavoratori, il lavoro non manca visto che si viaggia con la piena produzione.
E c’è amarezza nello sfogo dei lavoratori davanti ai cancelli, ricordando il collega deceduto a causa del terremoto, mentre lavorava la notte del 20 maggio 2012: «Assumono nuove figure tecniche e dirigenziali, per loro i soldi ci sono mentre noi lavoratori non veniamo presi in considerazione e siamo considerato solo dei numeri. Ma sono gli operai quelli che operano alle macchine e garantiamo la produzione». —
Giuliano Barbieri
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