Camera Ferrara e Ravenna Un coro di no alla fusione
Le associazioni di categorie sottolineano l’importanza di mantenere l’autonomia Ma la Regione tra pochi giorni comunicherà le proporzioni per il nuovo consiglio
Quale futuro per la Camera di commercio unificata di Ferrara e Ravenna? Minacciose nubi si stanno addensando all’orizzonte sul nuove ente che sembrava di imminente costituzione (gennaio 2019). Invece le ultime mosse ed esternazioni, soprattutto di matrice politica, pongono interrogativi ed incertezze sul futuro. Prima il ministro leghista Centinaio, poi i presidenti delle province di Ferrara e Ravenna Barbara Paron e Michele de Pascale, entrambi del Pd, facendo seguito ad una interpellanza in regione della consigliera Zappaterra ed infine ieri Alan Fabbri, capogruppo leghista in regione e il parlamentare Galeazzo Bignami (FI) hanno fatto capire, senza se e senza ma, che è meglio soprassedere e mantenere le camere separate.
«Siamo sempre stati contrari fin dall’inizio a questa fusione - dice Riccardo Maiarelli per Confindustria - che giudichiamo innaturale. Ferrara è legata all’Emilia e non alla Romagna e concordo con i miei colleghi di Confindustria Romagna quando dicono di rispettare l’autonomia delle due Camere di Commercio. Per quanto ci riguarda se la Camera di Commercio resta a Ferrara è una buona notizia».
«Siamo stati costretti per legge a unirci - precisa Paolo Calvalcoli, direttore di Confagricoltura - diciamo che se non dovesse passare questa fusione non c’è da disperarsi, anzi. Ferrara ha una Camera di Commercio virtuosa, riconosciuta tra le migliori a livello nazionale. Resta da capire sul piano politico cosa vogliono fare».
«Positivo elogiare la Camera di commercio per l’efficienza - dice Davide Bellotti, presidente della Cna - le norme della fusione sono incapaci di creare giuste condizioni di collaborazione. Diciamo che al momento la cosa migliore sarebbe evitare la fusione e dopo questa esperienza arricchire il dialogo tra i due territori».
«La Camera di Commercio di Ferrara avrebbe dovuto e potuto rimanere autonoma in quanto ente virtuoso - dicono Giuseppe Vancini e Paolo Cirelli, rispettivamente segretario generale e vicesegretario della Confartigianato - il fatto che oggi alla stessa conclusione siano giunti in maniera bypartisan sia Pd e Lega la dice lunga su una riforma cominciata male e finita peggio. Siamo stati da sempre contraria all'accorpamento, in particolare con Ravenna».
«Non ho niente in contrario che la Camera resti da sola a Ferrara - è il pensiero di Alessandro Osti, direttore della Confesercenti - anzi, facendo parte della giunta non posso che parlarne bene di come è amministrata. C’è però ancora una norma che dice che Ferrara non può stare da sola per cui attendiamo la scelta del Governo e di chi può decidere eventuali retromarce».
«L’eccellenza della nostra Camera ha dimostrato di stare dalla parte delle imprese - afferma Giulio Felloni, presidente dell’Ascom e vicepresidente camerale - ora siamo in balia della politica che si è svegliata comunque un po’ tardi. La Camera, se sarà solo a Ferrara, continuerà a fare bene».
Intanto la Regione fa sapere che tra pochi giorni verranno definite le proporzioni per designare la composizione del nuovo consiglio camerale di Ferrara e Ravenna. Il dossier , consegnato dal commissario ad acta Mauro Giannattasio lo scorso agosto, verrà restituito alle associazioni, che avranno trenta giorni di tempo per presentare i consiglieri. Il compito della Regione in questo caso è tecnico e non politico. L’iter per la costituzione della nuova Camera di commercio unita prosegue. Nonostante un nuovo ricorso al Tar e le posizioni autonomiste delle associazioni . È caos calmo. —
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