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i pedofili della bassa modenese 

Il caso vent’anni dopo «Condanne infondate Adesso serve giustizia»

Samuele Govoni
Il caso vent’anni dopo «Condanne infondate Adesso serve giustizia»

Finale Emilia, nuove testimonianze dopo la serie “Veleno” L’avvocato Micai: vite disintegrate, qualcuno deve pagare

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«Veleno per le persone è stata come una voce. Una voce che torna dal passato e riaccende la speranza anche in chi, dopo tanti anni passati a combattere, di speranza non ne ha più. Genitori distrutti che cercano di ritrovare la fiducia dei loro figli ma che si sentivano abbandonati, in Veleno hanno trovato un appiglio per continuare a lottare e a credere nella giustizia».

Patrizia Micai, avvocato di Bondeno che al caso dei pedofili della Bassa lavora da vent’anni, non ha dubbi: qualcosa si sta muovendo. Dopo le otto puntate di Veleno, serie audio di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli, che su Repubblica.it ricostruisce uno dei casi giudiziari più complessi degli ultimi decenni, i fantasmi del passato sono tornati. O forse, non se n’erano mai andati.



Il 12 dicembre del 1998 in provincia di Modena scatta l’operazione i “pedofili della Bassa”. Vengono portati via i primi sei bambini di un totale di 16 che saranno coinvolti e che non vedranno mai più i loro genitori. Per gli adulti l’accusa è di violenza sessuale di gruppo e sacrifici umani in una setta satanica. Oltre venti persone arrestate, alcuni condannati, altri prosciolti. Quella storia, che sembrava destinata a rimanere chiusa negli archivi e nella memoria di chi direttamente o indirettamente ha vissuto tutto questo, è tornata alla luce. «Ci sarà la richiesta di revisione dei processi. E ci saranno anche diverse denunce e risarcimenti. Qualcuno deve pagare per quello che è avvenuto. È tardi, ma non è ancora finita». Patrizia Micai di lasciar perdere non ne vuole sapere. «Questa è una storia tremenda che deve fare riflettere. Occorre, da subito, garantire il diritto alla difesa. Ci vogliono prove incontrovertibili prima di sottrarre dei bambini ai propri genitori».



A mettere in discussione quanto accaduto vent’anni fa sono oggi gli stessi protagonisti. I bambini di ieri ora sono uomini e donne di trent’anni e da anni combattono con il dubbio. Alcuni di loro non sanno più se i fatti narrati agli assistenti sociali erano reali oppure frutto di suggestione. L’avvocato Micai ha ricevuto mandato da parte di 25 persone (genitori, familiari ed ex bambini) che chiedono un’indagine completa su quanto accaduto. «Ci sono le nuove testimonianze a cui spero se ne aggiungano altre. L’analisi dell’insieme - conclude l’avvocato - porterà a richieste di revisione dei processi e denunce puntuali. Le persone coinvolte hanno diritto ad avere giustizia». —



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